Alla Leopolda sicula tutti i “sudditi” siciliani pronti a saltare sul carro dei vincitori

Pubblicato: 26 febbraio 2015 in Politica
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di Giulio Ambrosetti

«Permesso? Anzi, ma quale permesso: noi entriamo e basta. Noi oggi siamo i protagonisti, i padroni dell’Italia. Ci siamo presi il Pd, che ormai è il nostro contenitore. Un contenitore senza contenuto politico: questo è il segreto della nostra politica. E adesso ci prendiamo anche la Sicilia. Non ci credete? Vi sbagliate. Dicevano così anche Laura Boldrini e Pietro Grasso. Dicevano: noi non permetteremo mai che venga meno la dignità del Parlamento! E invece in Parlamento noi facciamo quello che vogliamo».

>>>ANSA/ BATTAGLIA REGOLE NEL PD; RENZI, SU SEGRETERIA DECIDERO'«Ragazzi, anche qui in Sicilia, mettetevelo bene in testa, i padroni siamo noi. Di tutto. E alla Leopolda sicula noi renziani vi vogliamo tutti in fila per tre, come nella canzone di Bennato: “Presto vieni qui, ma su, non fare così, ma non li vedi quanti altri bambini che sono tutti come te, che stanno in fila per tre, che sono bravi e che non piangono mai”.  Prendete esempio dalla Boldrini e da Grasso. All’inizio facevano come voi: le leggi, la politica, la democrazia, la dignità di Montecitorio, la dignità di Palazzo Madama e ‘buttanate’ varie. Tutte menate. Oggi governiamo noi a colpi di decreti legge, alla faccia della Costituzione che, peraltro, noi vogliamo stravolgere a nostro uso e consumo. La Costituzione del 1948: ma chi le la fila più quella lì…».

«Siciliani, guardate quello che siamo capaci difare alla Camera e al Senato: alla signora Boldrini e al signor Grasso, quando convertiamo i decreti in legge. Così, tanto per provare quanto siamo forti e potenti, mandiamo in Aula testi senza né capo, né coda: e pretendiamo che vengano votati a “sacco d’ossa”. I grillini hanno fatto casino? Ma alla fine abbiamo vinto noi. Di ‘suvicchiaria’. Noi ce ne sbattiamo dei grillini e delle regole parlamentari. Le regole le facciamo noi renziani. Le regole siamo noi! Si vota quello che diciamo noi e basta. Anche la signora Boldrini e il signor Grasso l’hanno capito. Ora sono due orologi svizzeri. Due presidenti dei rami, anzi dei “rametti” del Parlamento come li vogliamo noi. Noi ordiniamo: si fa così e basta! Perché questa è l’Italia che sogniamo: un’Italia dove tutti gli italiani sono liberi di fare tutto quello che diciamo noi».

«Siciliani: prendete esempio da Berlusconi, che ormai, quando ci vede, sta con due piedi in una scarpa. Gli abbiamo fatto inghiottire Sergio Mattarella Presidente della Repubblica. Gli abbiamo concesso tre giorni per fare la parte: “Renzi ha tradito di qua, Renzi ha tradito di là”. Abbiamo anche dato la corda a quello lì, come si chiama, Romani. Che ha avuto il permesso di parlare per tre giorni. Dopo di che Berlusconi è di nuovo impegnato a domare Fitto per nostro conto. Ah, Silvio. Tutti ci dicevano: è inaffidabile, va dietro alle femmine. Da quando lo manovriamo noi, lo dobbiamo dire, è un soldatino. Certo, ogni tanto fa le bizze. Ma noi lo diciamo subito ad Angela, che lo chiama e gli dice: Silvio, fai quello che dice Matteo o i “mercati” si mangiano le tue aziende. E Silvio si mette sull’attenti. Altro che stallieri siciliani!».

statuto-sicilia«Siciliani, ora non rompete le palle e mettetevi in fila. Pronto accomodo, abbiamo provveduto a togliervi tutto. Abbiamo svuotato le “casse” della vostra Regione. L’Autonomia? Noi con lo Statuto siciliano ci puliamo il cu… La vostra “Autonomia”, come la chiamate voi, d’ora in poi siamo noi. Come direbbe il Marchese del Grillo: “noi siamo noi e voi non siete un cazzo”. Ci siamo presi tuttii soldi della Regione. E anche quelli del PAC. Tutto. Ricordate cosa facevano i vecchi democristiani degli anni ’50 e ’60? Si prendevano tutto e poi trasformavano i vostri diritti in favori. Ebbene, ficcatevelo in testa, sta per avvenire la stessa cosa. D’ora in poi se uno di voi ha bisogno di qualcosa, beh, deve passare da noi. ‘Voscenza binirica’. La Regione siamo noi. I Comuni siamo noi. Lo Statuto siamo noi. Voi siete noi. Voi non siete più cittadini, ma sudditi. Se volete qualcosa – soprattutto un lavoro – dovete passare da noi. Obbedire, obbedire, obbedire».

«Sei un operaio della Forestale? O ti licenziamo o ti riduciamo lo stipendio. Non ti piace? Cazzi tuoi. Sei un Sindaco? Mettiti sull’attenti. Che vuoi, l’acqua pubblica? Sì, ‘sta minch…’. L’acqua resta ai nostri amici privati. Mezza provincia di Agrigento ha l’acqua pubblica grazie ai Sindaci ribelli? Stiamo provvedendo con i commissari a sistemare questi imbecilli. Anche lì l’acqua sarà privata. L’abbiamo già deciso. La legge siamo noi. E voi chi siete? Il Corpo forestale? Non volete perdere 450 euro al mese? Ne possiamo parlare. L’importante è che obbediate. A noi. Sempre in fila per tre e sull’attenti».

«E voi chi siete? I precari dei Comuni? ‘Pi buatri picciuli un ci ‘nnè!’. Fatevi pagare dai Sindaci. I Comuni così falliranno? Cazzi dei Sindaci e dei cittadini che pagheranno. Lavorate da 25 anni? Siete fortunati. Ci sono quelli che non lavorano da 25 anni. E voi chi siete? I trattoristi dell’Esa? Allora ‘u ‘nnamu caputu: picciuli un ci ‘nnè chù!’. Cavoli vostri. E voi chi siete? I dirigenti regionali? ‘Troppo assai siete!’. Per metà di voi, d’ora in poi, pane e olive. Cosa? I diritti acquisiti? I diritti li decidiamo noi. Farete ricorso? Noi con i vostri ricorsi ‘nni stuiamu u…’. E questi chi sono? I pensionati della Regione? Ce n’è pure per voi. Verrete equiparati ai pensionati dello Stato. Perderete un sacco di soldi? Farete ricorso? Abbiamo già risposto…».

«Certo, qualcosa la possiamo aggiustare. L’importante è che veniate a inginocchiarvi al nostro cospetto. Se salterete sul nostro carro, vedremo cosa si può fare. Avanti, saltate, saltate, saltate…».

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