Morire di sanità in Sicilia: la politica scarica le proprie responsabilità sui medici 

Pubblicato: 24 febbraio 2015 in Attualità
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di Giulio Ambrosetti

Ci volevano i morti per far riflettere l’opinione pubblica sullo stato della sanità siciliana. Morti eclatanti. Perché si sa ancora poco o nulla di quello che, da qualche anno a questa parte, succede negli ospedali siciliani. Sia nel caso di probabile meningite non diagnosticata al Pronto soccorso di Trapani, sia nel caso della piccola Nicole – la bimba appena nata morta sull’ambulanza che da Catania la portava a Ragusa – nell’occhio del ciclone sono finiti i medici, con i politici nel ruolo di “censori” indignati per i casi di “malasanità” dai quali, ovviamente, si sono chiamati fuori.

Abbiamo assistito anche a una polemica dai toni stucchevoli tra il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin,Beatrice Lorenzin e l’assessore regionale, sempre alla Salute, Lucia Borsellino. Con il ministro che dice addirittura che la Sicilia, almeno in alcuni casi, non è in grado di assicurare i cosiddetti Livelli essenziali di assistenza (Lea). A noi le parole del ministro e quelle dell’assessore Borsellino non convincono. Perché nelle disavventure della sanità siciliana, che dal 2010 ad oggi è spaventosamente regredita, ci sono precise responsabilità politiche che il ministro e l’assessore Borsellino stanno provando a scaricare in modo indecoroso su chi lavora negli ospedali, con riferimento soprattutto ai medici.

Circa un mese fa la commissione Sanità dell’Ars ha approvato un’incredibile riorganizzazione della rete ospedaliera della Sicilia. La definiamo incredibile perché, su input del Ministero, prevede un’ulteriore riduzione dei posti letto e un depotenziamento dei piccoli ospedali, lasciati in piedi senza medici e senza strutture sanitarie, sotto la dizione quasi farsesca, se non beffarda, di “Ospedali riuniti”, ma non si capisce per fare che cosa.

Soffermiamoci adesso sui posti letto. Partendo da quello che succede nei Pronto Soccorso dell’Isola. I cittadini che non stanno bene arrivano in Pronto Soccorso per usufruire di un servizio pubblico. Se sono in gravi condizioni, ricevono un codice rosso e dovrebbero essere visitati con urgenza. Se sono meno gravi, ricevono un codice giallo e vengono visitati dopo i codici rossi. Se non stanno bene, ma non sono gravi, ricevono un codice verde. Mentre se si presentano in Pronto Soccorso per una visita che dovrebbe essere fatta dal medico di famiglia, ricevono un codice bianco. Proviamo a descrivere cosa succede. Perché è da qui che si deve partire per capire quello che avviene negli ospedali siciliani e per provare a delineare di chi sono le responsabilità dell’attuale caos che si registra oggi nella Sanità dell’Isola.

pronto-soccorsoSupponiamo che un codice rosso o giallo, dopo le analisi, debba essere ricoverato. Tocca al medico di Pronto Soccorso trovare un posto letto. Il medico dà il via a una serie di telefonate. Si cerca il posto letto negli ospedali pubblici e nelle cliniche private convenzionate con la Regione. La ricerca non è facile, perché i posti letto, che il ministro Lorenzin vuole ulteriormente ridurre, scarseggiano. Non a caso nei Pronto Soccorso, se il ministro Lorenzin andasse a guardare, troverebbe pazienti che stazionano in attesa di un posto letto, che ormai è poco più di un’oasi nel deserto.

La Sicilia è un’isola con 5 milioni di abitanti, più gli immigrati. I malati sono tanti. E aumentano nella stagione invernale, cioè in questi giorni, quando l’influenza colpisce in modo grave soprattutto gli anziani. Così le aree di emergenza si riempiono. Nel frattempo arrivano altri pazienti che stanno male e che vanno ricoverati. Così, in un turno di circa sei ore, un medico di Pronto Soccorso non ha molta scelta: deve tenersi comunque i malati che stanno male, sistemati in barelle, in attesa di trovare i posti letto dove ricoverarli. Caos e ancora caos.

Alla fine di ogni turno un medico di Pronto Soccorso si ritrova, spesso, con tre, quattro, cinque, sei pazienti che stanno male e che non è riuscito a ricoverare per mancanza di posti letto. Dei quali si è dovuto occupare come se fosse un medico di reparto. Di conseguenza, chi lo sostituisce deve prendere in carico i pazienti che stanno male e che il collega, del quale sta prendendo il posto, non è riuscito a ricoverare. Ovviamente, prendere in carico i pazienti significa seguirli: rivisitarli ad uno ad uno, assegnare le terapie, parlare con i parenti e provare sempre a trovare i posti letto. Questo moltiplicato per cinque, sei, otto malati lasciati in consegna! Nel frattempo il medico ha iniziato a visitare anche nuovi pazienti. E se ci sono casi gravi, deve trovare il posto letto ai pazienti che ha ereditato dal predecessore e ai suoi nuovi pazienti.

Tutto questo provoca un rallentamento nelle visite. Perché i medici di Pronto Soccorso, come già accennato, si devono occupare, contemporaneamente, dei pazienti che hanno preso in carico e che non sono stati ricoverati e dei nuovi pazienti. Il tutto in una cronica mancanza di posti letto. Così i Pronto Soccorso si ingolfano. I pazienti che aspettano il turno – spesso per lunghe ore (i codici verdi possono aspettare anche otto-dieci ore!) – si innervosiscono, talvolta scalpitano, gridano, imprecano. E se la prendono con i medici. Alcuni chiamano anche la Polizia. Ma questi cittadini giustamente innervositi da ore di attesa non sanno che chi ha creato questi problemi non sono i medici, ma i politici che, dal 2010 ad oggi, non hanno fatto altro che ridurre i posti letto degli ospedali. Politici che vorrebbero tagliare altri posti letto. La pensano così anche i parlamentari dell’Ars che fanno parte della commissione Sanità che, probabilmente, negli ultimi anni non hanno mai messo piede in un Pronto Soccorso.

Ed è anche logico: forse i nostri lettori non sanno che basta essere eletti a Sala d’Ercole o essere alti burocrati della Regione per avere a disposizione un ospedale unico in Sicilia: l’Ismett di Palermo.Ismett Ormai quando un politico siciliano o un alto burocrate sta male, è sufficiente una telefonata ed ecco pronta la visita all’Ismett: ospedale degnissimo, per carità; “piattaforma trapiantologica” che il mondo ci invidia. Non a caso costa 94 milioni di euro all’anno. E davanti a una cifra del genere, si sa, o si è bravi o si è bravi. Lo stesso direttore del Servizio 118 di Palermo, circa un mese addietro, trovandosi in Sardegna e avendo autodiagnosticato – da medico – una dissecazione aortica, si è fatto trasportare di corsa in elicottero all’Ismett dove, di fatto, gli hanno salvato la vita.

Certo, sarebbe importante che questo servizio – due unità di rianimazione impegnate solo per lui, stando a voci di corridoio – fosse disponibile per tutti i cittadini siciliani, visto che i 94 milioni di euro all’anno per pagare l’Ismett derivano, per lo più, dall’Irpef, dall’Iva e dall’Irap pagate dai siciliani. Ve l’immaginate se il direttore del 118 di Palermo fosse finito, come un comune cittadino, in un Pronto Soccorso siciliano dove i medici, invece di dedicarsi esclusivamente alla visita dei malati, sono costretti a cercare posti letto che il ministro della Salute, l’assessore regionale alla Salute e la commissione Sanità dell’Ars hanno tagliato e continuano a tagliare? Probabilmente sarebbe già morto. Detto questo, volete che i parlamentari della commissione Sanità, con la comodità dell’Ismett o, in generale, dei direttori delle Aziende Sanitarie che si mettono subito a disposizione, possano capire i problemi dei medici, degli infermieri e dei comuni pazienti? E, infatti, non li capiscono. E, infatti, hanno avallato il nuovo taglio dei posti letto. Quando si dice che la politica è al servizio dei cittadini!

Fine della descrizione dello sfascio della sanità siciliana provocato dalla politica? Un po’ di pazienza, cari lettori. Siamo appena all’inizio. Perché in questo marasma la politica ha fatto altro: ha ridotto anche il numero dei medici e degli infermieri. Del resto, non dobbiamo “risparmiare”? Non ce lo impone il governo Renzi? Non ce lo chiede l’Europa? Quindi, medici in meno e infermieri in meno. Costretti a turni massacranti.

Non è finita. La politica siciliana, dal 2010 ad oggi, oltre ad aver ridotto i posti letto, oltre ad aver ridotto il numero dei medici e degli infermieri, ha fatto altro: ha tagliato interi reparti. Riducendo i reparti, si sono ulteriormente ridotti i posti letto. Ovviamente, dietro questa riduzione di reparti e posti letto c’è un’impostura che, chissà perché, non è stata molto “gettonata” dalle cronache di questi giorni. Sapete perché, dal 2010 ad oggi, il Ministero, l’Assessorato alla Salute e la commissione Sanità dell’Ars – tutti insieme, d’amore e d’accordo – hanno ridotto reparti e posti letto in Sicilia? Perché, in alternativa, avrebbero dovuto istituire la cosiddetta sanità del territorio, ovvero i Punti territoriali di emergenza (PTE) e i Punti territoriali di assistenza (PTA). I primi dovrebbero intercettare i casi più gravi; i secondi i casi meno gravi. PTE e PTA dovrebbero addirittura lavorare fianco a fianco con i medici di famiglia, come avviene nella civile Emilia Romagna. Ma qui non siamo in Emilia: siamo in Sicilia. E, infatti, tranne rari casi, in Sicilia di PTE e PTA se ne vedono pochi, anzi pochissimi. E quei pochissimi che ci sono, spesso, sono carenti di personale e di attrezzature sanitarie.

Così, nel silenzio generale, i cittadini siciliani sono stati truffati. Ministero e Assessorato gli hanno detto: vi tagliamo reparti e posti letto, ma in cambio vi diamo la medicina del territorio. I tagli di reparti e posti letto sono arrivati, i PTE e i PTA li stiamo aspettando. Tra i cittadini truffati ci sono anche gli stessi medici del servizio pubblico. Anche loro hanno pagato le tasse per avere PTE e PTA che, in buona parte, non si sono mai materializzati.

Super truffati sono i medici di Pronto Soccorso che, se lavorano con scienza e coscienza, provando a ricoverare chi ne ha bisogno, vengono accusati di “perdere troppo tempo” (sempre per il fatto che nessuno spiega ai cittadini il perché mancano i posti letto). Mentre se mandano a casa con troppa facilità i pazienti, rischiano guai (il già citato caso del paziente morto a Trapani). Insomma, o la padella o la brace! medici_ospedale

Che fanno i politici di fronte al caos che hanno creato nella sanità? Danno la colpa ai medici! Che vorrebbe fare il ministra Lorenzin? Vorrebbe “commissariare” la sanità siciliana. Come se non fosse stato lo stesso Ministero, del quale lei è oggi a capo, a disporre, dal 2010 ad oggi, il taglio di reparti e posti letto degli ospedali siciliani. Riduzione di reparti e posti letto avallata prima dal governo regionale di Raffaele Lombardo e, adesso, dall’attuale esecutivo.

Domanda finale ai nostri lettori: secondo voi ci sarà un giorno un “giudice a Berlino” che li prenderà tutti, politici e burocrati, per sistemarli nell’unico posto dove dovrebbero stare? Per ora sono tutti fuori. Belli e sani. Tanto, quando stanno male vanno all’Ismett…

P.S. Dietro questi tagli disposti da Roma ci sono anche incredibili risvolti finanziari. In pratica, una truffa ai danni della Sicilia organizzata e gestita da Roma. Ma di questo parleremo domani. L’abbiamo già deciso: sulla sanità non daremo tregua!

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