Finanziaria regionale 2015: Alessando Baccei e Davide Faraone sempre più isolati

Pubblicato: 20 febbraio 2015 da Sicilia più in Politica
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di Giulio Ambrosetti

Un comunicato diffuso ieri sera dalle segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil della Sicilia dà la misura, quasi paradossale, di una spaccatura tra le forze politiche che oggi governano la Sicilia. Proviamo a leggere e a “decriptare” insieme quello che, in fondo, non è altro che un documento politico che vede i renziani siciliani del Pd sempre più isolati.

Le tre organizzazioni sindacali fanno riferimento ad un incontro che si è svolto ieri a Palermo nei saloni di Palazzo d’Orleans, la sede del governo dell’Isola. Cgil, Cisl e Uil rivendicano “il risultato di aver ottenuto il confronto con il Presidente della Regione grazie alla mobilitazione messa in campo a partire dal 29 gennaio scorso contro i tagli al pubblico impiego siciliano. Palazzo Chigi - Incontro Governo/Regione Sicilia su finanziaria regionaleDal confronto di ieri pomeriggio – prosegue la nota delle tre organizzazioni sindacali – emerge un diverso approccio dell’Assessore all’Economia, che si è presentato con il pregiudizio di togliere presunti “privilegi”, ed il Presidente della Regione che ha, invece, sostenuto di “non voler cancellare diritti e di non volere aprire lo scontro con il sindacato, dichiarando di voler aprire un confronto sui temi posti dal disegno di legge presentatoci”.

A questo punto il passaggio più importante sottolineato da Cgil, Cisl e Uil: “Questo evidenzia una spaccatura nello stesso governo regionale, e nella compagine politica che lo sostiene, che può aprire nuovi scenari rispetto a quanto fino ad ora annunciato in termini di penalizzazioni per il pubblico impiego regionale”. Nel comunicato, insomma, si pone l’accento su un fatto politico noto già da tempo: le diversità di vedute tra il Presidente della Regione, Rosario Crocetta, e l’Assessore all’Economia, Alessandro Baccei. Quest’ultimo, espressione dei renziani (è stato spedito in Sicilia dall’accoppiata Matteo Renzi-Graziano Delrio), vorrebbe penalizzare intere categorie siciliane, a partire dai dipendenti e dai pensionati della Regione. Cosa, questa, che le tre organizzazioni sindacali contestano (in realtà, anche i Cobas – l’organizzazione sindacale che ha più iscritti tra i dipendenti regionali – sono contrari alla linea dell’Assessore Baccei e hanno elaborato una controproposta).

Nel comunicato, Cgil, Cisl e Uil dicono di voler “verificare fino in fondo la reale volontà espressa di non aprire uno scontro sociale e continuano a mantenere alto il livello di mobilitazione, che culminerà con lo sciopero del 20 marzo, fino a quando le norme restrittive che riguardano pensioni, contratti, salario accessorio, indennità pensionabile del Corpo Forestale non saranno definitivamente cancellate dal testo”. Il riferimento è al passaggio della manovra messa a punto dall’Assessore Baccei (a quanto pare non condivisa dal presidente Crocetta) che punta a colpire circa 600 dipendenti del Corpo Forestale, ai quali dovrebbero essere tolti dallo stipendio 450 euro a testa.sindacati-cgil-cisl-uil-624x300

Il comunicato delle tre organizzazioni sindacali è importante perché, da un lato, mette in evidenza una spaccatura – già evidente da qualche settimana – tra il Presidente Crocetta e l’Assessore Baccei, mentre, dall’altro lato, rende sempre più debole la posizione dell’Assessore-Commissario. E’ noto che Baccei è stato imposto alla Sicilia dal governo Renzi. Il ruolo di questo Assessore – che, in realtà, si comporta come un Commissario – è quello in primo luogo, di far passare notizie sbagliate nell’immaginario dei Siciliani. La parola “sbagliate” può sembrare forte, ma in realtà non ne troviamo un’altra più calzante. Baccei, da quando si è insediato in Sicilia, non ha fatto altro che dire in tutte le salse che la situazione finanziaria della Regione è drammatica. E su questo non ci sono dubbi. Solo che lo stesso Assessore spiega poco e male il perché di questo dramma finanziario.

Baccei, correttamente, ha di fatto ammesso che il “buco” nei conti della Regione supera i 5 miliardi di euro (lo avrebbe detto all’onorevole Mario Alloro del Pd durante una pausa di una riunione in commissione Bilancio e Finanze dell’Ars). E ha aggiunto che questo “buco” non è provocato dalla sanità, ma da “altro”.

Baccei, però, non ha spiegato per filo e per segno che cosa si deve intendere per “altro”. Ha detto che ci sono sprechi. E questo è vero. Ma non ha detto che il governo nazionale – cioè il governo che l’ha spedito in Sicilia – ha scippato alla Regione, negli ultimi due anni e 2 mesi, circa 5 miliardi di euro. I conti sono presto fatti: 915 milioni di euro Roma se li è presi dal Bilancio della Regione siciliana 2013; un miliardo e 150 milioni di euro il governo nazionale li ha prelevati, sempre dal Bilancio regionale, nel 2014; altri 200 milioni, sempre nel 2014, Roma li ha tolti al Bilancio regionale per pagare i “famigerati” 80 euro al mese; un miliardo e 112 milioni di euro il governo Renzi li ha già prelevati quest’anno. A questi vanno aggiunti i fondi PAC, scippati sempre alla nostra Regione: precisamente un miliardo e 200 milioni (cifra fornita dal sottosegretario Delrio in un’intervista al Mattino di Napoli).

Se li sommiamo, arriviamo a 4 miliardi e mezzo di euro circa tolti alla Sicilia. A cui debbono aggiungersi i fondi tagliati ai Comuni siciliani, sempre da parte di Roma. In questo caso non ci riferiamo soltanto ai mancati trasferimenti da parte del governo nazionale che riguardano tutti i Comuni italiani, ma ai fondi legati alla legge sul federalismo fiscale del 2009, che in Sicilia, chissà perché, non viene applicata: cosa, questa, che fa venire meno ai Comuni della nostra Isola le risorse finanziarie per la perequazione fiscale e infrastrutturale.

Come potete notare (senza contare gli scippi sulla sanità, ai quali dedicheremo un articolo a parte domani), noi citiamo numeri, cioè dati oggettivi, mentre l’Assessore Baccei e i renziani siciliani fanno solo demagogia.143801260-b9552799-155b-4065-83d6-90d836a22889

Se ci fate caso, c’è un parallelismo tra il “buco” di 5 miliardi di euro circa riconosciuto dallo stesso Assessore Baccei e i fondi scippati alla Sicilia, che ammontano, pressappoco, a circa 5 miliardi di euro. Di fatto, l’Assessore Baccei sta provando a far pagare ai Siciliani lo scippo operato da Roma. E’ per questo che vuole penalizzare i dipendenti e i pensionati della Regione, i circa 600 dipendenti del Corpo Forestale, i circa 26 mila operai della Forestale, i precari dei Comuni e della stessa Regione e interi settori dall’Amministrazione Pubblica siciliana (si pensi ai beni culturali abbandonati: dai musei senza custodi, perché non ci sono i soldi per pagarli, alle aree archeologiche nelle quali non si effettuano nemmeno gli interventi per eliminare le zecche, con gravissimo pericolo per i turisti).

Di fatto, oggi, a difendere il maldestro tentativo di far pagare ai Siciliani i tagli operati dal governo Renzi ai danni della nostra Isola vi sono l’Assessore Baccei e i renziani del Pd. Un’altra parte del Pd è contraria a questa linea politica “ascara” (oltre al dissenso del Presidente Crocetta, ci sono anche i “mal di pancia” dell’area Cuperlo). Inoltre, un secco “no” alla linea Baccei è arrivato da Sicilia democratica di Lino Leanza e da tutto il centrodestra, a cui si uniscono Cgil, Cisl, Uil e Cobas.

Di fatto, Baccei e il parlamentare nazionale del Pd, Davide Faraone – renziano della prima ora – sono ormai isolati, non solo all’interno del Pd, ma in tutto lo schieramento politico siciliano (tra gli stessi renziani, peraltro, non tutti sono d’accordo con Baccei. Anzi). 

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