Il pellet che conveniva

Pubblicato: 19 febbraio 2015 da Sicilia più in Ambiente
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Di Giuseppe Di Giovanni *

Tra le fonti energetiche rinnovabili (FER), soltanto le biomasse hanno bisogno dell’attività umana in ogni fase del processo produttivo. Nonostante le problematiche, l’energia da biomasse è sempre più utilizzata e numerosi progetti di ricerca dimostrano come l’uso di questa fonte di energia possa aiutare a riattivare l’economia nei piccoli centri rurali. Il legno in pellet è un combustibile ricavato dalla segaturapellet-green
essiccata
e poi compressa in forma di piccoli cilindri con un diametro di alcuni millimetri, tipicamente 6–8 mm. Grazie alla pressatura il potere calorifico del pellet, a parità di volume ma non di peso, è circa il doppio rispetto al legno (wikipedia). Questi aspetti rendono il pellet di sicuro interesse per la collettività, considerando il basso costo del materiale, l’efficienza nel processo di combustione, oltre che la possibilità, sopratutto nelle zone rurali, di autoprodursi l’energia consumata. Il pellet è ormai molto utilizzato come combustibile per le stufe di ultima generazione, in sostituzione dei ceppi di legno, sopratutto li dove i metanodotti non arrivano, ovvero nelle zone più impervie del nostro territorio. Il mercato del pellet nell’Unione Europea è il più grande del mondo, con un consumo approssimativo di 15,1 milioni di tonnellate nel 2012, a fronte di circa 22,4-22,5 milioni di tonnellate nel mondo. In Europa viene importato circa il 30% del materiale ligneo consumato. In testa ai paesi europei per la produzione di energia primaria da biomassa c’è la Germania (11,811 Mtep), seguita dalla Francia (10,457 Mtep) e dalla Svezia (9,449 Mtep); l’Italia si aggiudica soltanto l’ottavo posto con una produzione pari a 4,060 Mtep. In Italia il pellet è stato venduto applicando l’IVA al 10% garantendo, di fatto, una reale convenienza economica per tutti coloro che sceglievano di utilizzare questo biocombustibile. Ma nel 2015 qualcosa è cambiato.

96 milioni di ragioni per bloccare i consumi di pellet in Italia.

Fino al 31 dicembre 2014 il pellet era soggetto ad una Imposta sul Valore Aggiunto agevolata pari al 10% che, a partire dal 2015, è stata innalzata al 22%. L’aumento dell’IVA sul materiale è stato introdotto dalla Legge di Stabilità del 2015, al fine di far arrivare allo Stato circa 96 milioni di euro destinati all’incremento del Fondo per gli interventi strutturali di politica economica. Ovviamente le entrate sono state stimate, dunque non è detto che avvenga un reale e concreto aumento dell’introito nelle casse dello Stato italiano. L’aumento dell’IVA sul pellet, inoltre, fa aumentare il costo della spesa per il riscaldamento delle famiglie italiane di almeno 50 euro per gli impianti singoli e ben 150-200 euro per quelli centralizzati (fonte: AIEL). Un calo dei consumi del materiale potrebbe portare ad una diminuzione di produzione, con conseguenti tagli al personale delle industrie del settore che, attualmente, ammonta a circa 40.000 unità nel nostro paese.

Ha avuto davvero senso aumentare l’IVA su questo materiale? Bisogna favorire le fonti energetiche rinnovabili e l’innovazione concretamente o sono soltanto slogan politici?

5.000 italiani hanno già chiesto di salvare il pellet.

AIEL (Associazione Italiana Energie Agroforestali), Aielattiva nel settore delle agroenergie da oltre 10 anni, ha lanciato una petizione online per la soppressione dei commi 711 e 712 dell’articolo 1, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 relativi all’aumento dell’IVA sul pellet. La petizione, lanciata sulla nota piattaforma change.org, ha già raggiunto oltre 5.000 sostenitori in pochi giorni ed è destinata a crescere. Sostenere AIEL in questa battaglia è fondamentale, dato che a volte la politica fa scelte dettate da statistiche e numeri ben lontani dalla realtà quotidiana.

Per sostenere AIEL nella sua campagna, ecco il link di change.org.

*Dottore Forestale

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