Crocetta, Baccei: la manovra finanziaria “fantasma” e i tagli demagogici ai Comuni

Pubblicato: 18 febbraio 2015 da Sicilia più in Politica
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di Giulio Ambrosetti

Il Presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, e l’Assessore Regionale all’Economia, Alessandro Baccei, sulla manovra finanziaria 2015 della Regione – che ancora non c’è, perché non esiste un documento ufficiale, ovvero un disegno di legge presentato all’Ars – fanno solo demagogia. Annunciare il taglio delle indennità dei sindaci, degli assessori e dei consiglieri comunali a fronte di un “buco” finanziario di 5 miliardi di euro della stessa Regione, provocato in buona parte dai tagli del governo nazionale di Matteo Renzi, è ridicolo. Queste nuove ed eventuali “entrate” regionali frutto dei tagli agli amministratori comunali coprirebbero, sì e no, il 2 per mille del fabbisogno finanziario della Regione. La verità è che Crocetta e Baccei non hanno lontanamente idea sul come affrontare i problemi che, insieme al governo Renzi, hanno creato alla Sicilia.
palazzonormanniTra l’altro, la Regione Siciliana, portata sull’orlo del baratro finanziario dal governo Renzi e dal governo Crocetta, deve ancora versare ai Comuni siciliani 250 milioni di euro circa a valere sul fondo regionale delle autonomie 2014 e altri 180 milioni di euro circa a valere sul fondo per il precariato, sempre del 2014. Che una Regione inadempiente si erga a “moralizzatrice” della vita pubblica siciliana ci sembra eccessivo. In politica, quando c’è da redigere le manovre finanziarie, contano i numeri. E gli attuali “numeri” dei conti regionali inchiodano Crocetta e Baccei a pesanti responsabilità politiche e amministrative.
Il Presidente Crocetta, nell’estate dello scorso anno, ha rinunciato, per quattro anni, agli effetti positivi dei contenziosi finanziari in atto tra Stato e Regione. In particolare, ha rinunciato agli effetti positivi della sentenza numero 207 della Corte Costituzionale – sentenza del 27 luglio del 2014 – che ha dato ragione alla Sicilia in materia di territorializzazione delle imposte. Se messa in esecuzione, tale sentenza avrebbe portato nelle casse della Regione una barca di soldi, circa 10 miliardi di euro.
Certo, assieme a queste entrate riconosciute dalla Consulta alla Sicilia, la Regione avrebbe dovuto caricarsi i costi dei servizi che ancora oggi lo Stato paga alla Sicilia: i docenti delle scuole, le università e i 2,2 miliardi di euro che Roma versa ogni anno alla nostra Isola per le spese sanitarie e qualcosa ancora. Fatti quattro conti, la Regione Siciliana avrebbe guadagnato non meno di un miliardo e mezzo di euro all’anno, o forse qualcosa meno. Quanto sarebbe comunque bastato per avviare con i soldi di Roma il risanamento finanziario della Regione. Invece, grazie a questa folle rinuncia da parte di Crocetta – adottata dal Presidente della Regione senza nemmeno avvertire il Parlamento siciliano – per i prossimi quattro anni il risanamento della Sicilia dovrà essere fatto sulla pelle dei siciliani.
La verità è che Crocetta, invece di tutelare gli oltre 5 milioni di siciliani, ha tutelato il governo Renzi. E in questo è perfettamente in linea con l’Assessore Baccei, con il quale sembrava in rotta di collisione. I due, che spesso non parlano lo stesso linguaggio, su un punto concordano appieno: sulle penalizzazioni da appioppare ai siciliani.Crocetta e Baccei Anche per Baccei, lo “scienziato” inviato in Sicilia dall’accoppiata “vincente” Renzi-Delrio, vale la legge dei numeri. E i numeri dicono che il governo nazionale, negli ultimi due anni e due mesi, ha tolto alla Sicilia circa 5 miliardi di euro. I conti sono presto fatti: 915 milioni di euro di accantonamenti (leggere soldi che Roma ha prelevato dal Bilancio regionale) nel 2013; un miliardo e 150 milioni di euro di accantonamenti dal Bilancio regionale 2014; 200 milioni di euro circa, sempre dal Bilancio regionale 2014, per i “famigerati” 80 euro al mese per i redditi inferiori a mille e 500 euro al mese; un miliardo e 112 milioni di euro di accantonamenti dal Bilancio regionale 2015, che ancora non c’è (ma ci sono già le entrate di Iva e Irpef della Sicilia che il governo Renzi ha già “saccheggiato” attraverso l’Agenzia delle Entrate). A questi si aggiunge lo scippo dei fondi PAC, sigla che sta per Piano di Azione e Coesione: un altro miliardo e 200 milioni di euro che il governo nazionale ha strappato alla Sicilia. Soldi che sono stati dirottati alle imprese del Centro Nord Italia a titolo di sgravi fiscali.
Assessore Baccei, se lei pensa di essere furbo, beh, sappia che noi non siamo totalmente stupidi. I conti li sappiamo fare anche noi. Li facciamo e li faremo. Lei è qui per fare gli interessi dei Siciliani e non per massacrare imprese e famiglie siciliane per conto del governo Renzi. Se pensa di far pagare ai 5 milioni di siciliani gli scippi operati dal governo Renzi, sappia che le verrà difficile, molto difficile. Anzi, a che ci siamo, la invitiamo a chiedere ai suoi referenti romani di togliere subito l’Imu sui terreni agricoli, perché l’agricoltura siciliana non può reggere quest’ennesimo balzello.

p.s.
Notiamo con “piacere” che il Governatore Crocetta e l’Assessore Baccei non parlano più di riduzione degli stipendi e delle pensioni ai dipendenti e ai pensionati della Regione. Forse perché mezzo Pd e Sicilia democratica hanno fatto “rimangiare” al Presidente e all’Assessore questi tagli. Ci auguriamo che anche il Presidente dell’Anci Sicilia, Leoluca Orlando, batta i pugni sul tavolo e costringa la Regione a “cacciare” i soldi che ancora deve ai Comuni a valere sull’esercizio 2014.

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