HANNO SUPERATO IL CONCORSO MA LO STATO NON LI ASSUME: IERI GRANDE MANIFESTAZIONE DEGLI IDONEI A PIAZZA MONTECITORIO

Pubblicato: 12 febbraio 2015 da Sicilia più in Lavoro
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di Salvatore Ferraro

Quante volte è capitato a chi è in giovane età di sentirsi dire da chi è più grande e saggio, siano essi genitori, nonni, amici: “studia, laureati e poi fai un concorso nella Pubblica Amministrazione, perché una volta in graduatoria sicuramente verrai assunto”. L’obiettivo è fissato, è quello, lontano ma raggiungibile. Servono, e di fatto seguono, tanto impegno profuso sui libri, sacrifici e rinunce. Tuttavia, una volta raggiunta la prima tappa, la Laurea, i giochi non sono ancora conclusi: servono ancora altri sacrifici, altre rinunce, altre notti insonni, ma “ce le farò”.

Viaggi in treno, pullman o aereo, soggiorni di fortuna e finalmente il traguardo è raggiunto. Il bravo concorsista si sentirà dire: “complimenti, pochi ce l’avrebbero fatta. Hai vinto il (o sei idoneo al) concorso della tua vita”. Ma è li che tutte le certezze cadono, che i “vecchi” non sono più saggi, perché lo Stato blocca le graduatorie e non assume.

Ed allora che fare? Non rimane che scendere in piazza. Montecitorio è quella giusta. Il cuore legiferante della nostra democrazia è lì a due passi.

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Quello appena delineato è pressappoco il denominatore comune che ieri, 11 febbraio 2015, ha portato migliaia di giovani ad urlare il loro grido di dolore innanzi ad uno Stato da cui si sentono abbandonati e traditi. Tra questi, la stragrande maggioranza è meridionale e sono tantissimi i Siciliani disposti a spostare altrove la propria residenza, pur di trovare un lavoro.

In Italia negli anni passati sono stati banditi numerosi concorsi ed oggi si contano all’incirca 87.000 tra vincitori ed idonei non assunti che rischiano di veder svanire la speranza di quel posto a cui hanno tanto anelato.

Si tratta, più specificamente, di 84.048 persone che hanno fatto dei concorsi pubblici e sono risultati idonei, ma non vincitori per mancanza di posti, e 3.061 vincitori, che però non hanno ancora firmato il contratto di lavoro. Tutti in attesa di essere assunti dall’ente che ha bandito il concorso e che li ha riconosciuti adatti a ricoprire il ruolo ricercato.

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Per ovviare a questa situazione, nel 2013 la riforma D’Alia aveva introdotto un principio improntato al risparmio e al buon senso: niente concorsi fino a quando non fossero stati assorbiti tutti gli idonei, in modo da riconoscere i diritti degli esclusi ed evitare di spendere soldi con nuove selezioni. La scorsa estate, in linea col suo principio di ricambio generazionale, il Ministro per la Pubblica Amministrazione Marianna Madia si era spinta ancora più in là, eliminando il cosiddetto vincolo capitario: ovvero non considerare più, ai fini delle nuove assunzioni, il numero dei pensionamenti ma solo i soldi che si risparmiano, in modo da liberare fino a tre posti con un semplice dirigente mandato a riposo.

Solo che con l’ultima legge di Stabilità, varata a fine anno, è arrivata la doccia gelata. A causa dei 20 mila esuberi causati dalla cancellazione delle Province, infatti, il governo ha deciso di interrompere fino al 31 dicembre 2016 le assunzioni degli idonei. Peccato che proprio quel giorno scadrà la proroga delle graduatorie stabilita dalla legge D’Alia. Risultato: chi ha i requisiti per essere assunto sarà congelato per due anni e, quando verrà tirato fuori dal freezer, risulterà essere “scaduto”. Di conseguenza l’idoneità diventerà carta straccia, senza più alcuna speranza di essere ingaggiati.

Ma al danno per gli idonei si aggiunge anche la beffa di una P.A. che annaspa nell’inefficienza da sotto organico, con disagi facilmente immaginabili per i cittadini.

A rendere chiaro quanto vasto sia il fenomeno, basta osservare il crogiòlo di adesioni che ieri ha affollato piazza Montecitorio. Ci sono i comitati idonei del famoso concorsone per 22 procedure bandito da Roma Capitale, quelli per il concorso al ministero dell’Interno e della Difesa, al comune di Napoli, alla Giunta campana, alla Regione Sardegna. E ancora: per i 300 posti per la ricostruzione in Abruzzo, gli aspiranti ambasciatori risultati idonei al concorso per segretari di legazione ma mai “riassorbiti”, per marescialli carabinieri e allievi di polizia, gli amministrativi dell’Inps, i centri di formazione della Provincia di Roma. Tutti in piazza, per chiedere rispetto.

commenti
  1. lawrencedaniello ha detto:

    Il solo maxi-concorso di Roma Capitale bandito nel 2010 ha finora sfornato appena 300 assunti su 1995 vincitori di diritto, il 15% dei posti messi a bando! Non è possibile concepire che in un paese occidentale superare un concorso pubblico non produca la certezza giuridica sancita dall’articolo 97 della Costituzione, ma anni di attesa per l’ingresso nella PA! Chi sceglie la via legale è lasciato a casa, quasi un popolo di invisibili, e i sine titulo sono prorogati e magari stabilizzati con una leggina ad hoc: i vincitori sconfitti dai parenti! E’ di questi giorni, peraltro, il grido d’allarme della Ragioneria dello Stato: “Il mantenimento prolungato delle politiche di contenimento del turnover finirà per porre in pochi anni un problema di sostenibilità dei servizi erogati” (Fonte ANSA, http://goo.gl/nSlrjH). E’ tempo di una società più giusta, dove i padri aiutino i propri figli, dove il conflitto generazionale sia soppiantato da un modello sociale basato sulla solidarietà organica.

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