Sospensione del pagamento dell’Imu agricola ed un invito ai Sindaci a non far pagare le sanzioni di mora oltre il periodo di scadenza, in attesa di fare chiarezza ed evitare altri iniqui appesantimenti sul settore primario

Pubblicato: 8 febbraio 2015 da Sicilia più in Agricoltura
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di an_fo

E’ questa la richiesta che la Cia Sicilia rivolge a tutti i comuni siciliani. La sospensione del pagamento dell’Imu, peraltro, permetterebbe di valutare meglio la situazione, in attesa anche di fare chiarezza sui criteri adottati per il pagamento, considerato che l’Istat non si assume la paternità dei dati utilizzati per originare l’Imu agricola.
Il Governo è intervenuto nei giorni scorsi sulla revisione dei criteri di determinazione delle aree di esenzione Imu dei terreni agricoli e ha sottolineato la congruità dei nuovi parametri, definiti sull’effettiva natura e posizione dei terreni agricoli. Peccato che oggi l’Istat ci dice che quella classificazione non è stata più aggiornata e non tiene conto delle mutate condizioni di molti comuni, come, ad esempio, quelli appartenenti a comprensori montani.

10806244_10204481300328713_1248470114730524718_n“Un ulteriore inasprimento fiscale è inaccettabile”, dice Rosa Giovanna Castagna, presidente della Cia Sicilia, “l’imposta arreca un ulteriore, ingiusto, aggravio agli imprenditori e operatori agricoli, che danneggerà pesantemente il settore agricolo e zootecnico siciliano. L’esenzione totale dell’Imu – continua Castagna – sui terreni agricoli montani non risolve il problema, poiché trasferisce il peso del gettito fiscale sugli altri comuni, molti dei quali sono in aree svantaggiate e fortemente esposte a fenomeni di dissesto idrogeologico e di spopolamento. Non è nostra volontà sottrarci al pagamento. Ribadiamo, però, la richiesta di definizione di parametri equi su basi reali di redditività dei terreni, considerando anche le condizioni infrastrutturali che caratterizzano alcuni territori, al di là dell’altitudine. Chiediamo inoltre che si lavori alla ridefinizione delle rendite. E’ impensabile chiedere agli agricoltori di versare allo Stato una tassa che, nella migliore delle ipotesi, equivale al reddito prodotto.”

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