Archivio per febbraio, 2015

di Salvatore Ferraro

Finalmente, dopo tanta attesa, gli aspiranti concorsisti hanno vista soddisfatta la loro voglia di mettersi alla prova. Con apposito Bando pubblico, l’Agenzia delle Entrate ha indetto una nuova selezione pubblica per l’assunzione a tempo indeterminato di 892 unità per la terza area funzionale, fascia retributiva F1, profilo professionale funzionario, per attività amministrativo-tributaria.

La collocazione avverrà secondo la seguente ripartizione territoriale di posti:agenzia-entrate

  • Emilia Romagna, posti 110
  • Liguria, posti 20
  • Lombardia, posti 470
  • Piemonte, posti 110
  • Toscana, posti 42
  • Veneto, posti 140

Il 20% dei posti è riservato ai dipendenti di ruolo dell’Agenzia delle Entrate, appartenenti alla seconda area funzionale.  Come in tutte le altre procedure concorsuali, ex lege è garantita pari opportunità tra uomini e donne per l’accesso al lavoro.

Requisiti necessari per essere ammessi

Alla procedura selettiva in esame possono partecipare coloro che, alla data di scadenza del termine per la presentazione delle domande, sono in possesso dei seguenti requisiti:

  1. diploma di laurea in giurisprudenza, scienze politiche, economia e commercio o diplomi di laurea equipollenti per legge;
  2. cittadinanza italiana;
  3. posizione regolare nei riguardi degli obblighi militari;
  4. godimento dei diritti politici e civili;
  5. idoneità fisica all’impiego.
Termine e modalità di presentazione delle domande

Il candidato dovrà compilare e inviare la domanda di ammissione al concorso per via telematica, entro le ore 23.59 del giorno 26 marzo 2015.  Sarà necessario utilizzare l’applicazione informatica accessibile mediante collegamento reperibile sul sito istituzionale dell’Agenzia delle Entrate. Al termine della procedura, il candidato riceverà un messaggio di posta elettronica generato in automatico dall’applicazione informatica a conferma dell’avvenuta iscrizione al concorso. Non è ammessa altra forma di compilazione e di invio della domanda di partecipazione al concorso. Ai candidati sarà concesso fare domanda per una sola ed esclusiva sede.

Le sedi, il giorno e l’ora di svolgimento della prova oggettiva attitudinale saranno pubblicati il giorno 21 aprile 2015, con valore di notifica a tutti gli effetti, nel sito Internet dell’Agenzia delle Entrate, www.agenziaentrate.gov.it. I candidati ammessi alla prova oggettiva tecnico-professionale sono avvisati almeno quindici giorni prima della data in cui la stessa deve essere sostenuta.

Prova oggettiva attitudinale

La prova oggettiva attitudinale consiste in una serie di quesiti a risposta multipla e mira ad accertare il possesso da parte del candidato delle attitudini e delle capacità di base necessarie per acquisire e sviluppare la professionalità richiesta.

Prova oggettiva tecnico-professionale

concorso2La prova oggettiva tecnico-professionale consiste in una serie di quesiti a risposta multipla per accertare la conoscenza delle seguenti materie: a) diritto tributario; b) diritto civile e commerciale; c) diritto amministrativo; d) elementi di diritto penale; e) contabilità aziendale; f) organizzazione e gestione aziendale; g) scienza delle finanze; h) elementi di statistica.

Tirocinio teorico-pratico integrato dalla prova finale

Il tirocinio teorico-pratico si svolge presso gli uffici dell’Agenzia ed è finalizzato a verificare nelle concrete situazioni di lavoro, sulla base di metodologie e criteri predeterminati dall’Agenzia, l’abilità del candidato ad applicare le proprie conoscenze alla soluzione di problemi operativi, nonché i comportamenti organizzativi.

Il tirocinio ha la durata di sei mesi ed è retribuito. L’esito del periodo di tirocinio è valutato dal direttore dell’ufficio cui il candidato è assegnato.

La commissione di esame, tenendo conto della valutazione espressa sul tirocinio dal direttore dell’ufficio, sottopone i candidati alla prova finale orale per valutarne la preparazione professionale, le attitudini e le motivazioni, anche con l’assistenza di personale esperto per lo svolgimento di prove comportamentali.

La prova orale verterà sulle seguenti materie:

  1. diritto tributario;
  2. diritto civile e commerciale;
  3. contabilità aziendale.

Durante la prova orale si procede anche all’accertamento della conoscenza degli elementi di informatica e della lingua straniera scelta dal candidato tra le seguenti: inglese, spagnolo, tedesco e francese.

Per consultare il bando integrale vai sul sito dell’Agenzia delle Entrate nella relativa pagina.

di Giulio Ambrosetti

Il signor Graziano Delrio, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, è oggi a Palermo per prendere parte alla sceneggiata detta “Leopolda sicula”, una sorta di ritrovo post-democristiano per i politici siciliani in cerca di autore, di benefici e di prebende. Passi che l’onorevole Davide Faraone, “capo” dei renziani siciliani, organizzi questa nuova clientela in salsa sicula. Ma la presenza di questo Delrio è un’offesa ai Sindaci siciliani e, in generale, a tutti i cittadini della Sicilia e del Sud Italia.davide-faraone

Il signor Delrio è quello che ha scippato quasi 5 miliardi di euro di fondi PAC al Mezzogiorno. I fondi PAC, per la cronaca, fanno parte del vecchio Piano di Azione e Coesione. Risorse che erano state riprogrammate dall’ex ministro, Fabrizio Barca. Di questi fondi PAC scippati al Mezzogiorno d’Italia, un miliardo e 200 milioni avrebbero dovuto essere spesi in Sicilia. E avrebbero dovuto essere utilizzati, in buona parte, dai Comuni siciliani che, sempre in buona parte, li avevano programmati, per quest’anno fino al 2017, per sostenere gli anziani, l’infanzia, i minori a rischio e i portatori di handicap.

Invece il signor Delrio se li è presi e li sta distribuendo alle imprese del Centro Nord Italia come sgravi. Una vergogna. Sapete cosa ha detto il signor Delrio per giustificare lo scippo che ha operato alla Sicilia e, in generale, a tutto il Sud d’Italia? Che la Sicilia e il Sud d’Italia avrebbero perso troppo tempo a spendere questi soldi, perché tre anni sarebbero stati troppi. Dopo di che lo stesso signor Delrio sta utilizzando questi soldi per sgravi fiscali alle imprese del Centro Nord Italia con un’articolazione temporale di tre anni!Graziano-Delrio_980x571
Avete letto bene: in Sicilia e nel Sud tre anni, per spendere 5 miliardi di euro, erano “troppi”, mentre per regalare i nostri soldi alle imprese del Nord gli stessi tre anni vanno benissimo!

Questo è il signor Delrio che oggi viene a Palermo a insegnarci il “come si fa”. Io, da Siciliano e da uomo del Sud, mi vergogno per le persone che stamattina, a Palermo, andranno a sentire questo personaggio. E mi vergognerò ancora di più se leggerò che i Sindaci dei Comuni siciliani eletti dai cittadini siciliani, questa mattina, si recheranno ad ascoltare questo personaggio. Mi auguro che il Presidente dell’Anci Sicilia, Leoluca Orlando – che è anche Sindaco di Palermo – prenda una posizione seria su questo signore che, con la sua presenza oggi a Palermo, offende l’intelligenza dei Siciliani.

Christmas in the city illustration

Domenica 1 marzo il centro città è luogo d’incontro

di Amelia Bucalo Triglia

E’ prevista a Palermo, per Domenica 1 Marzo, dalle ore 10 alle 13.30, la manifestazione “Incontri al Giardino Pitrè di Piazza Sant’Oliva”.

Il Giardino di Piazza Sant’Oliva la prima domenica del mese si trasforma in luogo d’incontro e conoscenza, in base ad un programma che prevede: un’area dedicata all’esposizione con un mercatino eco chic arricchito dalla partecipazione di giovani creativi artigiani; uno spazio dedicato all’intrattenimento culturale con un susseguirsi di giovani musicisti ed incontri con esperti in materia ambientale e culturale; una zona destinata ai bambini con laboratori di danza naturale, riciclo creativo e pittura.

L’intento è quello di recuperare questo giardino foto lato giardino pitrèurbano per il godimento collettivo ed utilizzare lo spazio pubblico per raccontarsi e conoscere gli altri. Questa iniziativa è volta a promuovere il benessere individuale e collettivo, lo sviluppo civile ed economico della città. Una specie di Hyde Park al centro di Palermo per rispondere ai bisogni della società di oggi, di anziani, adulti e bambini.

Gli abitanti del quartiere Politeama, organizzatori della manifestazione, si danno appuntamento il primo weekend del mese, in concomitanza con l’apertura gratuita dei musei della città, per contribuire allo sviluppo dell’economia. Con l’inizio della bella stagione la manifestazione si protrarrà per l’intero weekend.

E’ prevista,inoltre, a favore della parrocchia di San Francesco, una raccolta di scarpe da tennis usate per i bisognosi.

La partecipazione è aperta a tutti.2014-12-27 11.53.35

Chi vuole raccontarsi scriva a elementinonprofit@gmail.com e verrà inserito in programma. Il prossimo appuntamento è previsto per sabato 4 e domenica 5 Aprile, dalle h. 10 alle 23.00.

La nostra è anche una comunità su facebook.

di Giulio Ambrosetti

Certe riflessioni possono nascere dal caso. Ieri sera, ad esempio, a Palermo, dalle parti di Piazza Castelnuovo (Piazza Politeama per i Palermitani) abbiamo incontrato, per caso, Fabrizio Ferrandelli, il bravo parlamentare regionale del Pd, uno dei pochi politici siciliani che prova a pensare – e spesso a sbagliare – con la propria testa. E sempre per caso la discussione è caduta sui socialisti italiani, o meglio, su quello che resta (poco, molto poco!) del socialismo italiano. Guarda caso, poco prima di uscire da casa, avevamo letto su vari giornali on line dell’atteggiamento acquiescente del PSE – sigla che sta per Partito Socialista Europeo – verso la solita Unione Europea dell’euro che sta ricattando, in modo più o meno mafioso, la Grecia di Tsiprasapertura-socialisti-europeiDa vecchio socialista deluso ho provato un senso di vergogna, di vomito e (perché no?) anche di schifo nel vedere i socialisti, o presunti tali, schierati contro un leader socialista che sta provando a difendere il proprio Paese dall’aggressione di un’Unione Europea governata da massoni fottuti e, forse, anche da esponenti della criminalità finanziaria.

Ho abbracciato la fede socialista, chiamiamola così, da ragazzo. Nella seconda metà degli anni ’70 il socialismo italiano faceva i conti con l’allora astro nascente Bettino Craxi. Un tipo che a me non è mai piaciuto, vuoi perché, avendo conosciuto Riccardo Lombardi ad un convegno, non potevo che essere lombardiano, vuoi perché Craxi era un prepotente, anche se non raggiungeva i livelli di Matteo Renzi, che comunque con il socialismo non c’entra nulla. Di quegli anni – e dei primi anni ’80 – ricordo l’arroganza dei craxiani, a tutti i livelli, ma anche le cose belle di Craxi: per esempio, le dicerie, che giravano in provincia di Agrigento (che mi verranno confermate anni dopo da un parlamentare dell’allora Pci), stando alle quali il segretario del Psi inviava soldi e “sostegno” all’Olp di Arafat, anche con imbarcazioni che partivano dal mio paese di origine: Sciacca. Non mi sono mai vergognato di essere socialista nemmeno negli anni di Tangentopoli. Non ho ancora letto il libro di Claudio Martelli (“Ricordati di vivere”), ma su Tangentopoli ho maturato un’idea precisa legata ai disastri dell’Italia, portata nell’euro da una classe dirigente, o presunta tale, di bassa lega.

Oggi, però, nel vedere il PSE che appoggia l’attuale esecutivo dell’Unione Europea e, soprattutto, nel vedere i socialisti europei che appoggiano i carnefici della Grecia, mi vergogno di essere socialista. E’ una doppia vergogna: legata al passato e al presente. Perché, oggi, osservando e ragionando sul fallimento culturale prima che politico del PSE, mi vengono in mente tanti ricordi che nel passato ho sempre sottovalutato. Quando da giovane socialista – tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80 – chiedevo ai dirigenti del partito come mai non prendevano posizione contro la massoneria, le risposte erano sempre evasive. A me i massoni non sono mai andati a genio: non mi piace il loro modo di fare, non mi piace la segretezza, non mi piacciono i secondi fini e non ho mai creduto che il progresso dell’uomo possa essere legato a sette che agiscono nell’ombra. E, se proprio la debbo dire tutta, non capisco tutt’oggi come mai non siano ancora venute fuori le responsabilità della massoneria nelle stragi pre-naziste operate nel Sud dai generali piemontesi, negli anni successivi alla truffaldina unificazione italiana, frutto di quel grande imbroglio che è stato il risorgimento (con la erre rigorosamente minuscola!).

Ricordo lo stupore mio e di altri giovani socialisti come me, quando venne fuori la notizia che Fabrizio Cicchitto – allora responsabile dei problemi economici del PSI, personaggio che i giovani della sinistra come me guardavano con orgoglio, visto che era un lombardiano – faceva parte della loggia massonica P2 di Licio Gelli. Io non ci volevo credere. E invece era vero: Cicchitto era un massone e della peggiore specie. Ed era socialista. Che tristezza!

maxresdefaultOggi, osservando il fallimento del PSE – il pessimo governo di Hollande in Francia e quella tragedia umana e politica che si chiama Martin Schulz, il Presidente del Parlamento europeo che sta avallando il massacro della Grecia, supponiamo nel nome di quel PSE di cui è “autorevole” esponente – mi rendo contro che l’inquinamento massonico nel PSI di quegli anni non era casuale: certe “malattie” politiche sono spesso “genetiche”.

Ad avallare quello che penso – perdonatemi il gioco di parole – ha pensato ieri sera involontariamente (il caso di cui parlavamo all’inizio) Fabrizio Ferrandelli, quando mi ha detto che oggi Salvo Andò pensa di aver trovato la vera “casa” nel PSE. Salvo Andò, siciliano di Giarre, era un craxiano di ferro, in quegli anni responsabile dei problemi dello Stato nel PSI. Insomma, se i socialisti – soprattutto quelli di marca craxiana (un “marchio” e una garanzia, dicevano di loro nei primi anni ‘80 i lombardiani. E non sbagliavano!) – si trovano, oggi, a proprio agio nel PSE, beh, un motivo, anche storico, se non massonico, ci sarà.

In effetti, se ripenso a tutto lo schifo che ho visto dal 1993 ad oggi, tante cose mi appaiono più chiare. Ammetto che, tra il 1994 e il 2001, non trovano molte spiegazioni, a parte l’arrivismo, nel vedere tanti socialisti “accasarsi” con Forza Italia. Dopo il 2001, quando il gruppo di Bilderberg versione italiana, cioè il gruppo Aspen, ha preso il potere, utilizzando il governo Berlusconi, molte cose mi sono sembrate più chiare. Per esempio, la presenza di Giulio Tremonti al Ministero dell’Economia e i servigi che questo signore ha reso alla “causa” europeista con la riforma delle esattorie e la creazione di Equitalia e dell’Agenzia delle Entrate. Chissà perché Berlusconi e le sue gloriose tv non parlano mai di queste due “invenzioni”! Eppure sono “invenzioni” del governo dell’ex Cavaliere: il governo del “Contratto con gli italiani”, delle “due aliquote fiscali”, del “milione di posti di lavoro” e di altre prese per il culo mediatiche.

Insomma, con Tremonti chiamato a fare il lavoro sporco (l’unico che ha cercato di ostacolare questo disegno è stato Gianfranco Fini: ma alla fine ha perso), molte presenze “socialiste” tra i berlusconiani – a cominciare dallo stesso Tremonti, (una sorta di degenerazione politica dell’esperienza di Franco Reviglio) – sono apparse nella giusta luce. Così come oggi rivedo con maggiore chiarezza quei “gran signori” del PSI che, già nel 1993, iniziavano ad abbandonare la nave craxiana che affondava: mi riferisco a Giuliano Amato, a Gino Giugni, a Giorgio Ruffolo, per citare i più noti, che passavano, armi e bagagli, con gli ex comunisti.

Oggi – e qui siamo all’apologo finale – i socialisti transfughi verso Forza Italia e i socialisti transfughi verso gli ex comunisti prima del PDS, poi dei DS e adesso del PD, si ritrovano finalmente insieme nella “casa comune”: a Bruxelles e a Strasburgo con il PSE di Schulz e Hollande a massacrare i Greci che lottano contro le mafie finanziarie che oggi controllano la “presunta” Unione Europea; in Italia nel PD di Renzi che sta massacrando i lavoratori, la scuola, con la mafia sempre più forte.

«È in atto una scissione tra il lavoro e i diritti di chi lavora – ha detto il leader Matteo_Renzi_crop_newdella Fiom-Cgil, Maurizio Landini, a Repubblica -. E chi lavora è povero. Dall’altra parte aumenta la corruzione, l’evasione, il controllo di settori dell’attività economica da parte della criminalità organizzata. Il governo di Renzi sta facendo politiche che favoriscono questi processi. Dice che si ha diritto a licenziare sempre e che si può evadere».

Benvenuti nella Leopolda sicula che si apre domani a Palermo, dove si ritroveranno insieme – suppongo appassionatamente – anche i socialisti che nel 1994 emigrarono in Forza Italia e quelli che si sono riciclati tra gli ex comunisti. Forza “compagni socialisti”, con Renzi e Faraone, per dirla con Sergio Caputo, “il futuro vi aspetta con le cosce di fuori!”.

di Francesco Cancellieri

Oltre al notevole incremento degli ultimi mesi nelle quantità di raccolta differenziata a Messina, migliora significativamente anche la qualità dei materiali avviati al riciclo.

E’ il caso, ad esempio, del vetro, raccolto per oltre 68.000 kg nel solo mese di gennaio e passato dall’ultima fascia per qualità, che il COREVE (il consorzio nazionale che effettua le analisi) denomina “E”, alla “C”. Questo significativo miglioramento comporta naturalmente anche una maggiore remunerazione economica dei materiali conferiti, che passa da 5 euro/tonnellata relativi alla fascia E, ai 39 euro/tonnellata della C, con un conseguente vantaggio economico di circa 30 mila euro annui per la sola filiera del vetro.Vetro-schema

Anche per la carta e il cartone  è migliorata significativamente la qualità del materiale avviato al riciclo, come riconosciuto dalla Cartiera Cartesar di Salerno in una recente visita all’impianto effettuata da Alessio Ciacci assieme al tecnico di Messinambiente Roberto Lisi e al consorzio nazionale COMIECO, con il quale da mesi è in corso una positiva collaborazione per un sostegno nazionale agli sforzi che la città di Messina sta facendo per migliorare la propria raccolta differenziata.

Aumentato, inoltre, significativamente anche l’avvio al riciclo del verde che, da Ottobre a Gennaio, ha visto trasformare in ottimo compost oltre 480 tonnellate di materiale, per un risparmio complessivo per la comunità di circa 25 mila euro, per il minor costo rispetto allo smaltimento in discarica.

«Questi dati – afferma il Commissario Alessio Ciacci – testimoniano la crescente sensibilità della cittadinanza di Messina, che risponde in modo sempre più forte ed attento ai percorsi di raccolta differenziata che Messinambiente, con i suoi operatori, si sforza di migliorare continuamente. Grazie a questi dati procediamo in modo sempre più deciso verso il potenziamento interno della raccolta differenziata, aumentando anche le azioni di ulteriore sensibilizzazione ed incontro con la cittadinanza».

ialacqua e ciacci«Questi dati positivi si aggiungono ai numerosi ed incoraggianti dati di risparmio economico conseguiti dall’avvio della nuova gestione di Messinambiente dell’era Ciacci-Rossi, che ha determinato risparmi di gestione ormai consolidati di oltre 1 milione di euro – afferma l’Assessore all’Ambiente Daniele Ialacqua –. Sono questi i fatti concreti che ci confermano la validità di scegliere professionalità del settore, che per Messinambiente, possano scrivere una nuova pagina». Cifre da capogiro, ma raggiunte grazie alla sempre più preziosa collaborazione interna che ha ridotto le inefficienze ed i costi superflui, costruendo un’azienda sempre più attenta alla qualità e all’economicità del servizio. «Massimo sostegno, visti i risultati, alla nuova governance e ai lavoratori dell’azienda per proseguire in questo processo di trasparenza e cambiamento che tanti risultati sta portando alla città e che ha visto cancellare le numerose e continue emergenze che prima, purtroppo spesso, eravamo costretti a subire». (fonte ciaccimagazine.org)

Nel video Mario Tozzi per Coreve, ci conduce nel viaggio del recupero del Vetro.

di Giulio Ambrosetti

«Permesso? Anzi, ma quale permesso: noi entriamo e basta. Noi oggi siamo i protagonisti, i padroni dell’Italia. Ci siamo presi il Pd, che ormai è il nostro contenitore. Un contenitore senza contenuto politico: questo è il segreto della nostra politica. E adesso ci prendiamo anche la Sicilia. Non ci credete? Vi sbagliate. Dicevano così anche Laura Boldrini e Pietro Grasso. Dicevano: noi non permetteremo mai che venga meno la dignità del Parlamento! E invece in Parlamento noi facciamo quello che vogliamo».

>>>ANSA/ BATTAGLIA REGOLE NEL PD; RENZI, SU SEGRETERIA DECIDERO'«Ragazzi, anche qui in Sicilia, mettetevelo bene in testa, i padroni siamo noi. Di tutto. E alla Leopolda sicula noi renziani vi vogliamo tutti in fila per tre, come nella canzone di Bennato: “Presto vieni qui, ma su, non fare così, ma non li vedi quanti altri bambini che sono tutti come te, che stanno in fila per tre, che sono bravi e che non piangono mai”.  Prendete esempio dalla Boldrini e da Grasso. All’inizio facevano come voi: le leggi, la politica, la democrazia, la dignità di Montecitorio, la dignità di Palazzo Madama e ‘buttanate’ varie. Tutte menate. Oggi governiamo noi a colpi di decreti legge, alla faccia della Costituzione che, peraltro, noi vogliamo stravolgere a nostro uso e consumo. La Costituzione del 1948: ma chi le la fila più quella lì…».

«Siciliani, guardate quello che siamo capaci difare alla Camera e al Senato: alla signora Boldrini e al signor Grasso, quando convertiamo i decreti in legge. Così, tanto per provare quanto siamo forti e potenti, mandiamo in Aula testi senza né capo, né coda: e pretendiamo che vengano votati a “sacco d’ossa”. I grillini hanno fatto casino? Ma alla fine abbiamo vinto noi. Di ‘suvicchiaria’. Noi ce ne sbattiamo dei grillini e delle regole parlamentari. Le regole le facciamo noi renziani. Le regole siamo noi! Si vota quello che diciamo noi e basta. Anche la signora Boldrini e il signor Grasso l’hanno capito. Ora sono due orologi svizzeri. Due presidenti dei rami, anzi dei “rametti” del Parlamento come li vogliamo noi. Noi ordiniamo: si fa così e basta! Perché questa è l’Italia che sogniamo: un’Italia dove tutti gli italiani sono liberi di fare tutto quello che diciamo noi».

«Siciliani: prendete esempio da Berlusconi, che ormai, quando ci vede, sta con due piedi in una scarpa. Gli abbiamo fatto inghiottire Sergio Mattarella Presidente della Repubblica. Gli abbiamo concesso tre giorni per fare la parte: “Renzi ha tradito di qua, Renzi ha tradito di là”. Abbiamo anche dato la corda a quello lì, come si chiama, Romani. Che ha avuto il permesso di parlare per tre giorni. Dopo di che Berlusconi è di nuovo impegnato a domare Fitto per nostro conto. Ah, Silvio. Tutti ci dicevano: è inaffidabile, va dietro alle femmine. Da quando lo manovriamo noi, lo dobbiamo dire, è un soldatino. Certo, ogni tanto fa le bizze. Ma noi lo diciamo subito ad Angela, che lo chiama e gli dice: Silvio, fai quello che dice Matteo o i “mercati” si mangiano le tue aziende. E Silvio si mette sull’attenti. Altro che stallieri siciliani!».

statuto-sicilia«Siciliani, ora non rompete le palle e mettetevi in fila. Pronto accomodo, abbiamo provveduto a togliervi tutto. Abbiamo svuotato le “casse” della vostra Regione. L’Autonomia? Noi con lo Statuto siciliano ci puliamo il cu… La vostra “Autonomia”, come la chiamate voi, d’ora in poi siamo noi. Come direbbe il Marchese del Grillo: “noi siamo noi e voi non siete un cazzo”. Ci siamo presi tuttii soldi della Regione. E anche quelli del PAC. Tutto. Ricordate cosa facevano i vecchi democristiani degli anni ’50 e ’60? Si prendevano tutto e poi trasformavano i vostri diritti in favori. Ebbene, ficcatevelo in testa, sta per avvenire la stessa cosa. D’ora in poi se uno di voi ha bisogno di qualcosa, beh, deve passare da noi. ‘Voscenza binirica’. La Regione siamo noi. I Comuni siamo noi. Lo Statuto siamo noi. Voi siete noi. Voi non siete più cittadini, ma sudditi. Se volete qualcosa – soprattutto un lavoro – dovete passare da noi. Obbedire, obbedire, obbedire».

«Sei un operaio della Forestale? O ti licenziamo o ti riduciamo lo stipendio. Non ti piace? Cazzi tuoi. Sei un Sindaco? Mettiti sull’attenti. Che vuoi, l’acqua pubblica? Sì, ‘sta minch…’. L’acqua resta ai nostri amici privati. Mezza provincia di Agrigento ha l’acqua pubblica grazie ai Sindaci ribelli? Stiamo provvedendo con i commissari a sistemare questi imbecilli. Anche lì l’acqua sarà privata. L’abbiamo già deciso. La legge siamo noi. E voi chi siete? Il Corpo forestale? Non volete perdere 450 euro al mese? Ne possiamo parlare. L’importante è che obbediate. A noi. Sempre in fila per tre e sull’attenti».

«E voi chi siete? I precari dei Comuni? ‘Pi buatri picciuli un ci ‘nnè!’. Fatevi pagare dai Sindaci. I Comuni così falliranno? Cazzi dei Sindaci e dei cittadini che pagheranno. Lavorate da 25 anni? Siete fortunati. Ci sono quelli che non lavorano da 25 anni. E voi chi siete? I trattoristi dell’Esa? Allora ‘u ‘nnamu caputu: picciuli un ci ‘nnè chù!’. Cavoli vostri. E voi chi siete? I dirigenti regionali? ‘Troppo assai siete!’. Per metà di voi, d’ora in poi, pane e olive. Cosa? I diritti acquisiti? I diritti li decidiamo noi. Farete ricorso? Noi con i vostri ricorsi ‘nni stuiamu u…’. E questi chi sono? I pensionati della Regione? Ce n’è pure per voi. Verrete equiparati ai pensionati dello Stato. Perderete un sacco di soldi? Farete ricorso? Abbiamo già risposto…».

«Certo, qualcosa la possiamo aggiustare. L’importante è che veniate a inginocchiarvi al nostro cospetto. Se salterete sul nostro carro, vedremo cosa si può fare. Avanti, saltate, saltate, saltate…».

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Qual è il segreto della regata nel cuore dell’estate mediterranea? Gli organizzatori sono al lavoro, e l’undicesima edizione della Palermo-Montecarlo è già avviata: al Circolo della Vela Sicilia (il Club che ha lanciato la sfida con Luna Rossa all’America’s Cup) sono giunte le prime iscrizioni: da Russia, Spagna, Italia e Svizzera. Un avvio “internazionale” che suona conferma per una delle regate di vela d’altura più cresciute negli ultimi anni.

Ciò che attira barche e velisti, campioni e racer, navigatori ed equipaggi, è lo spirito della grande avventura di mare, lungo una rotta di 500 miglia, tecnica e interessante, che taglia in due il Mediterraneo e unisce due città amiche e molto coinvolte nell’evento.

Dal golfo di Mondello rotta sul gate obbligatorio davanti a Porto Cervo, e poi la scelta se passare le Bocche di Bonifacio, sempre ventose e difficili da attraversare, o navigare verso Nord lasciando la Corsica a sinistra e, dopo la Giraglia, fare rotta diretta sul Principato.

L’arrivo allo Yacht Club de Monaco è un altro dei momenti amati dagli equipaggi, per lo scenario e per l’assistenza del club, che dallo scorso anno presenta una sontuosa sede tutta nuova, già considerata il più grande yacht club del mondo.

Primi iscritti e il ritorno di Esimit Europa 2

Già 4 barche iscritte, a 7 mesi dalla regata, e in rappresentanza di quattro paesi! Non è male come avvio: c’è anche un Figaro che arriva dalla Société Nautique de Geneve, uno yacht dal Club Nautico Siviglia, il russo Gagarin, e il significativo ritorno di Prospettica, il Comet 41S che correrà in doppio ed è alla quinta presenza: una dimostrazione di fedeltà alla regata che comincia a farsi contagiosa.

L’attenzione del mondo velico verso la Palermo-Montecarlo 2015, però, è testimoniata soprattutto dall’annuncio arrivato alcuni giorni fa dal supermaxi più vincente degli ultimi 10 anni nel grande yachting: Esimit Europa 2 torna a Palermo per battere il suo stesso record. Una presenza resa ancor più prestigiosa dal recente riconoscimento assegnato al team europeo dall’ONU, per i valori di comunicazione tra popoli e paesi rappresentati da questa barca a vela simbolica.

Partenza il 21 agosto

La data della partenza da Mondello è confermata Palermo- montecarloper venerdì 21 agosto. Una data che incontra le esigenze di armatori ed equipaggi impegnati nel fitto calendario della grande vela d’altura e che punta a coinvolgere yacht di grandi dimensioni, oltre alla consueta flotta di tanti Cruiser-Racer.

La Palermo-Montecarlo x 2: sfida in doppio

Un’altra conferma introdotta per l’edizione del decennale è l’apertura della regata agli equipaggi in doppio: la Palermo-Montecarlo x 2 risponde alla volontà di molti armatori.

Bando, iscrizioni, foto e video online sul sito della regata

Sul sito web della regata (www.palermo-montecarlo.it) destinato ad armatori, media, addetti ai lavori e ai tanti appassionati e curiosi che seguono la regata dal vivo, è già possibile scaricare il Bando di Regata, e scoprire il percorso, i primi iscritti, la lunga storia con le testimonianze e le immagini (foto e video) delle passate edizioni. La Palermo-Montecarlo è anche una community su Facebook.

Riportiamo, infine, l’intervista a Mattia Forgia, il baby a bordo del maxi Ourdream alla Palermo-Montecarlo.

di Giulio Ambrosetti

La politica siciliana di questi giorni registra tre scenari che solo apparentemente sono disgiunti. Da una parte c’è l’avanzata della Lega di Salvini, che raccoglie proseliti nei piccoli e nei grandi centri dell’Isola (a Canicattì, anche se i grillini minimizzano, una “colonia” di seguaci di Beppe Grillo avrebbe abbandonato il Movimento 5 Stelle per abbracciare la causa leghista). Dall’altra parte c’è la crisi del Pd, che ogni giorno perde pezzi, tra pessimismo, disillusione e nausea per un personaggio – Matteo Renzi – che sembra si diverta, un giorno sì e l’altro pure, a irridere alla tradizione della sinistra. Quindi il terzo scenario: il dibattito interno a Forza Italia, con Raffaele Fitto che tira dritto per la propria strada contro Berlusconi e il suo circo di ‘femminazze’ e ruffiani, facendo proseliti anche in Sicilia.

Tutt’e tre questi scenari hanno una radice comune: sono gli effetti – e non la causa – della crisi politica italiana, che nella nostra isola si manifesta in tutte le sue grandi e piccole contraddizioni. E non potrebbe essere altrimenti, visto che la Sicilia, come ricordava Leonardo Sciascia, è una regione “molto italiana”.

Risulta a tratti quasi divertente – mettiamola così – la reazione della parte più stupida e più superficiale della Sicilia cosiddetta “impegnata” al dilagare della Lega nella nostra Isola.Salvini Invece di provare a capire perché oggi tanti Siciliani si rivolgono a Salvini, certi politici e certi commentatori – siano essi espressione di un certo ‘sicilianismo’ in verità un po’ becero, se non demenziale, siano essi espressione del Pd siciliano di area renziana – non trovano di meglio che gettare fango sui neo-leghisti siciliani, ricordando gli anni in cui dalla “Padania” giungevano gli slogan tipo “forza Etna” o “meridionali terroni”. Non rendendosi conto che i Siciliani che oggi si rivolgono alla Lega, piuttosto che guardare al passato, sono nauseati dal presente e guardano al futuro. Magari di questo futuro politico non intravedono nemmeno i confini, ma se gli appare migliore del presente, beh, un motivo ci sarà.

La crescita quasi esponenziale della Lega in Sicilia contiene un messaggio politico preciso: molti Siciliani sono stanchi della politica tradizionale, non credono più nell’Italia, non credono, ovviamente, in una “presunta” Europa unita dominata da banchieri, da ladri, da massoni, da finti popolari alla Angela Merkel, da falsi socialisti alla Hollande e alla Schulz e (perché no?) forse anche da mafiosi di tutte le risme. Da qui la speranza di un federalismo spinto. Insomma un’idea che, in una regione fatta da persone serie, si sarebbe già coagulata in un movimento indipendentista sul modello catalano.

Ma in Sicilia, com’è avvenuto quasi sempre nella propria storia, continua a mancare una classe dirigente autonoma, autonomista e libertaria. Con la sola eccezione di Piersanti Mattarella – che comunque muoveva da una radice profondamente sturziana («Autonomia sì, separatismo no», scriveva dall’America ai suoi seguaci in Sicilia don Luigi Sturzo negli anni subito successivi al secondo conflitto mondiale) e ancorata all’Italia repubblicana – la politica siciliana non ha mai prodotto rotture significative con il potere costituito. Lo stesso Risorgimento siciliano, pur annoverando figure di grande spessore morale e politico – si pensi a Ruggero Settimo – alla fine ha visto prevalere il peggio della “marmaglia” di quegli anni, da Garibaldi a Bixio, da Nicotera a Crispi. Tutti personaggi espressione di una degenerazione trasformista della politica, che Luigi Pirandello e Federico De Roberto avrebbero descritto in modo magistrale: il primo ne “I vecchi e i giovani”, il secondo ne “I vicerè”.

Tanti Siciliani, oggi, sotto sotto, vorrebbero credere, se non in un movimento indipendentista all’Antonio Canepa, almeno in qualcosa che gli somigli. Ma questo “qualcosa” non c’è. Ci sono tante “anime sicilianiste”, rissose e inconcludenti, totalmente incapaci di dare vita a un progetto politico. C’è il tentativo dell’ex assessore regionale, Gaetano Armao e dell’ex parlamentare, Rino Piscitello: tentativo generoso, ma privo di strumenti di “riconoscibilità”, in balìa di un’informazione che, al massimo, privilegia le critiche al governo di Rosario Crocetta rispetto alla proposta politica. Troppo poco per essere un valido piano politico.

In assenza di un progetto forte e riconoscibile, i tanti Siciliani delusi da una politica fallimentare non possono che rivolgersi alla Lega di Salvini, che magari nel passato avrà offeso il Sud, ma che oggi su alcuni argomenti dimostra di avere le idee chiare: no agli sbarchi indiscriminati di immigrati in Sicilia (l’Isis, che dir si voglia, comincia a incutere paura in tanti Siciliani), no all’euro, no all’Unione Europea della banche e del rigore imposto dalla Germania, no al governo Renzi. Tutti messaggi che trovano d’accordo tantissimi Siciliani. Forse l’unico modo per frenare la corsa ai leghisti da parte dei Siciliani potrebbe essere la nascita di un movimento sul modello di Podemos in Spagna: ma anche di questo, al momento, in Sicilia non c’è traccia.

Ma se la Lega avanza, il Pd siciliano annaspa. Intanto va detto che anche in Sicilia questo partito non è più percepito come una formazione di sinistra. Tutt’altro. Ma da noi c’è qualcosa in più: c’è il tentativo del governo Renzi di far scivolare la Sicilia nella deriva greca. In Grecia l’Unione Europea ha sostanzialmente distrutto i dipendenti pubblici, che per oltre la metà sono stati licenziati, mentre chi è rimasto si è dovuto accontentare di uno stipendio più che dimezzato. Renzi, Delrio e Alessandro Baccei vogliono fare in Sicilia la stessa identica cosa.

143801260-b9552799-155b-4065-83d6-90d836a22889La mano con la quale Renzi e Delrio stanno provando a realizzare la ‘grecizzazione’ della Sicilia è quella, appunto, di Baccei, non a caso imposto dal governo nazionale nel ruolo di assessore all’Economia. La Regione Siciliana è finita, così, in una morsa: da una parte, Renzi e Delrio che hanno scippato alla Sicilia oltre 5 miliardi di euro; dall’altra parte, Baccei che ha imposto a un’Assemblea regionale siciliana un po’ intontita un esercizio provvisorio inusuale (in uno Stato di diritto sarebbe fuori legge, perché un esercizio provvisorio non può prevedere nuove spese!), con fondi che, per intere categorie sociali, basteranno fino al 30 aprile. Dopo questa data, senza le “riforme” prospettate dallo stesso Baccei, 120-140 mila persone rischieranno di restare senza retribuzione. E quali sarebbero queste “riforme” targate Baccei? Semplice: tagli alle retribuzioni dei dipendenti regionali (si prevede il dimezzamento della dirigenza con un demansionamento incostituzionale che, però, è nei fatti), tagli ai pensionati (anche in questo caso, tutto rigorosamente incostituzionale, con il travolgimento sistematico dei diritti acquisiti), tagli per i 24 mila operai della Forestale, taglio di 450 euro circa agli stipendi di oltre 600 dipendenti del Corpo forestale, eliminazione dei fondi regionali per il precariato e via continuando con provvedimenti di contenimento della spesa. Una manovra recessiva che, nel progetto di Renzi, deve fare esplodere in Sicilia il malessere sociale.

In pratica, il progetto del Pd renziano prevede di far pagare ai Siciliani, nel giro di tre-quattro anni, gli oltre 5 miliardi di euro che lo stesso governo Renzi ha scippato alla Regione negli ultimi due anni. Di fatto, Renzi, Delrio e Baccei vogliono “sperimentare” nella nostra Isola quello che la Germania della Merkel vorrebbe realizzare in tutta l’Italia: ridurre il numero di dipendenti pubblici, penalizzando – con stipendi inferiori – chi resterà a lavorare nel pubblico, e costringere, conseguentemente, le famiglie a erodere i risparmi. La “sperimentazione” siciliana per Renzi, per Delrio e per il loro uomo forte in Sicilia, Baccei, è importante, perché nell’Isola, oltre che penalizzare i dipendenti pubblici, dovranno sbarazzarsi dei circa 24 mila precari degli enti locali e dei precari che operano nella stessa amministrazione regionale.

La mossa di Renzi, Delrio e Baccei è astuta: i tre non hanno detto che bisogna licenziare i precari, ma si sono limitati a togliere i soldi alla Regione e ai Comuni. Così, se Regione e Comuni vorranno continuare a pagare i precariche, nel complesso, sono circa 80 mila – dovranno farli pagare alle famiglie e alle imprese siciliane con tasse sempre più salate. Cosa che già avviene: nel Comune di Palermo, ad esempio, gli introiti di TARI e TASI – ai massimi livelli in Italia – lungi dall’essere utilizzati per fornire servizi ai cittadini (che rimangono carenti, se non disastrosi), servono di fatto per pagare il personale, in sostituzione dei tagli operati dallo Stato e dalla Regione. Lo stesso discorso vale per il pagamento dei 24 mila precari dei Comuni siciliani, che per il secondo anno consecutivo vengono pagati dagli stessi Comuni con onerose scoperture di tesoreria, che gli ignari cittadini siciliani pagheranno con tasse e imposte comunali destinate a crescere ancora.

In questo scenario “greco” prossimo venturo – contro il quale, piano piano si va schierando anche il Presidente della Regione, Rosario Crocetta, che ormai ha capito che Renzi e Delrio gli hanno solo teso tante trappole Palazzo Chigi - Incontro Governo/Regione Sicilia su finanziaria regionale– i renziani siciliani, tra qualche giorno, si apprestano a celebrare la ‘Leopolda sicula’. Un appuntamento che in Sicilia, alla luce delle penalizzazioni che il governo Renzi sta infliggendo alla nostra Regione, si presenta grottesco. Non sappiamo se a tale appuntamento si recheranno anche i rappresentanti di tutte le categorie sociali dell’Isola che Renzi, Delrio e Baccei stanno penalizzando. Detto questo, siamo proprio curiosi di vedere come andrà a finire questa sceneggiata “siculo-renziana”.

Forza Italia, infine. Un partito che a Roma si colora sempre più di ridicolo. Di fatto, i voti di centrodestra, che nel 2012 un Berlusconi opportunamente non arrestato ha “strappato” agli elettori, vengono utilizzati per puntellare le “riforme” del governo Renzi-Merkel. L’operazione non è indolore. Perché non tutti i “nominati” dall’ex Cavaliere con il Porcellum se la sentono di esercitare il ruolo di parlamentare, alla fine, per tutelare le aziende di Berlusconi. Fitto, per esempio, ha mandato a quel Paese Berlusconi, le sue tv e i suoi giornali. Persino Brunetta (sembra incredibile!) sta ritrovando dignità politica.raffaele-fitto

Gli effetti del disfacimento di “Forza Mediaset”, pardon, Forza Italia si avvertono anche in Sicilia. Dove, comunque, molti tirapiedi dell’ex Cavaliere, vuoi perché “senza mestiere” (come certi dirigenti dell’ex Pci e dello stesso Pd), vuoi perché incapaci di pensare, rimangono ancora fedeli al “capo”, non perché gli sono fedeli, ma perché ancora non hanno trovato un nuovo “carro” dove salire (ad Agrigento, ad esempio, “pezzi” di Forza Italia bussano al Pd, mentre a Ragusa lo stesso Pd renziano ha inglobato “pezzi” di Forza Italia). Ma anche in Sicilia, dentro Forza Italia, comincia a prendere piede Fitto. Piano piano c’è chi comincia a prendere atto che, forse, c’è anche spazio per qualcosa di diverso.

di Giulio Ambrosetti

Ci volevano i morti per far riflettere l’opinione pubblica sullo stato della sanità siciliana. Morti eclatanti. Perché si sa ancora poco o nulla di quello che, da qualche anno a questa parte, succede negli ospedali siciliani. Sia nel caso di probabile meningite non diagnosticata al Pronto soccorso di Trapani, sia nel caso della piccola Nicole – la bimba appena nata morta sull’ambulanza che da Catania la portava a Ragusa – nell’occhio del ciclone sono finiti i medici, con i politici nel ruolo di “censori” indignati per i casi di “malasanità” dai quali, ovviamente, si sono chiamati fuori.

Abbiamo assistito anche a una polemica dai toni stucchevoli tra il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin,Beatrice Lorenzin e l’assessore regionale, sempre alla Salute, Lucia Borsellino. Con il ministro che dice addirittura che la Sicilia, almeno in alcuni casi, non è in grado di assicurare i cosiddetti Livelli essenziali di assistenza (Lea). A noi le parole del ministro e quelle dell’assessore Borsellino non convincono. Perché nelle disavventure della sanità siciliana, che dal 2010 ad oggi è spaventosamente regredita, ci sono precise responsabilità politiche che il ministro e l’assessore Borsellino stanno provando a scaricare in modo indecoroso su chi lavora negli ospedali, con riferimento soprattutto ai medici.

Circa un mese fa la commissione Sanità dell’Ars ha approvato un’incredibile riorganizzazione della rete ospedaliera della Sicilia. La definiamo incredibile perché, su input del Ministero, prevede un’ulteriore riduzione dei posti letto e un depotenziamento dei piccoli ospedali, lasciati in piedi senza medici e senza strutture sanitarie, sotto la dizione quasi farsesca, se non beffarda, di “Ospedali riuniti”, ma non si capisce per fare che cosa.

Soffermiamoci adesso sui posti letto. Partendo da quello che succede nei Pronto Soccorso dell’Isola. I cittadini che non stanno bene arrivano in Pronto Soccorso per usufruire di un servizio pubblico. Se sono in gravi condizioni, ricevono un codice rosso e dovrebbero essere visitati con urgenza. Se sono meno gravi, ricevono un codice giallo e vengono visitati dopo i codici rossi. Se non stanno bene, ma non sono gravi, ricevono un codice verde. Mentre se si presentano in Pronto Soccorso per una visita che dovrebbe essere fatta dal medico di famiglia, ricevono un codice bianco. Proviamo a descrivere cosa succede. Perché è da qui che si deve partire per capire quello che avviene negli ospedali siciliani e per provare a delineare di chi sono le responsabilità dell’attuale caos che si registra oggi nella Sanità dell’Isola.

pronto-soccorsoSupponiamo che un codice rosso o giallo, dopo le analisi, debba essere ricoverato. Tocca al medico di Pronto Soccorso trovare un posto letto. Il medico dà il via a una serie di telefonate. Si cerca il posto letto negli ospedali pubblici e nelle cliniche private convenzionate con la Regione. La ricerca non è facile, perché i posti letto, che il ministro Lorenzin vuole ulteriormente ridurre, scarseggiano. Non a caso nei Pronto Soccorso, se il ministro Lorenzin andasse a guardare, troverebbe pazienti che stazionano in attesa di un posto letto, che ormai è poco più di un’oasi nel deserto.

La Sicilia è un’isola con 5 milioni di abitanti, più gli immigrati. I malati sono tanti. E aumentano nella stagione invernale, cioè in questi giorni, quando l’influenza colpisce in modo grave soprattutto gli anziani. Così le aree di emergenza si riempiono. Nel frattempo arrivano altri pazienti che stanno male e che vanno ricoverati. Così, in un turno di circa sei ore, un medico di Pronto Soccorso non ha molta scelta: deve tenersi comunque i malati che stanno male, sistemati in barelle, in attesa di trovare i posti letto dove ricoverarli. Caos e ancora caos.

Alla fine di ogni turno un medico di Pronto Soccorso si ritrova, spesso, con tre, quattro, cinque, sei pazienti che stanno male e che non è riuscito a ricoverare per mancanza di posti letto. Dei quali si è dovuto occupare come se fosse un medico di reparto. Di conseguenza, chi lo sostituisce deve prendere in carico i pazienti che stanno male e che il collega, del quale sta prendendo il posto, non è riuscito a ricoverare. Ovviamente, prendere in carico i pazienti significa seguirli: rivisitarli ad uno ad uno, assegnare le terapie, parlare con i parenti e provare sempre a trovare i posti letto. Questo moltiplicato per cinque, sei, otto malati lasciati in consegna! Nel frattempo il medico ha iniziato a visitare anche nuovi pazienti. E se ci sono casi gravi, deve trovare il posto letto ai pazienti che ha ereditato dal predecessore e ai suoi nuovi pazienti.

Tutto questo provoca un rallentamento nelle visite. Perché i medici di Pronto Soccorso, come già accennato, si devono occupare, contemporaneamente, dei pazienti che hanno preso in carico e che non sono stati ricoverati e dei nuovi pazienti. Il tutto in una cronica mancanza di posti letto. Così i Pronto Soccorso si ingolfano. I pazienti che aspettano il turno – spesso per lunghe ore (i codici verdi possono aspettare anche otto-dieci ore!) – si innervosiscono, talvolta scalpitano, gridano, imprecano. E se la prendono con i medici. Alcuni chiamano anche la Polizia. Ma questi cittadini giustamente innervositi da ore di attesa non sanno che chi ha creato questi problemi non sono i medici, ma i politici che, dal 2010 ad oggi, non hanno fatto altro che ridurre i posti letto degli ospedali. Politici che vorrebbero tagliare altri posti letto. La pensano così anche i parlamentari dell’Ars che fanno parte della commissione Sanità che, probabilmente, negli ultimi anni non hanno mai messo piede in un Pronto Soccorso.

Ed è anche logico: forse i nostri lettori non sanno che basta essere eletti a Sala d’Ercole o essere alti burocrati della Regione per avere a disposizione un ospedale unico in Sicilia: l’Ismett di Palermo.Ismett Ormai quando un politico siciliano o un alto burocrate sta male, è sufficiente una telefonata ed ecco pronta la visita all’Ismett: ospedale degnissimo, per carità; “piattaforma trapiantologica” che il mondo ci invidia. Non a caso costa 94 milioni di euro all’anno. E davanti a una cifra del genere, si sa, o si è bravi o si è bravi. Lo stesso direttore del Servizio 118 di Palermo, circa un mese addietro, trovandosi in Sardegna e avendo autodiagnosticato – da medico – una dissecazione aortica, si è fatto trasportare di corsa in elicottero all’Ismett dove, di fatto, gli hanno salvato la vita.

Certo, sarebbe importante che questo servizio – due unità di rianimazione impegnate solo per lui, stando a voci di corridoio – fosse disponibile per tutti i cittadini siciliani, visto che i 94 milioni di euro all’anno per pagare l’Ismett derivano, per lo più, dall’Irpef, dall’Iva e dall’Irap pagate dai siciliani. Ve l’immaginate se il direttore del 118 di Palermo fosse finito, come un comune cittadino, in un Pronto Soccorso siciliano dove i medici, invece di dedicarsi esclusivamente alla visita dei malati, sono costretti a cercare posti letto che il ministro della Salute, l’assessore regionale alla Salute e la commissione Sanità dell’Ars hanno tagliato e continuano a tagliare? Probabilmente sarebbe già morto. Detto questo, volete che i parlamentari della commissione Sanità, con la comodità dell’Ismett o, in generale, dei direttori delle Aziende Sanitarie che si mettono subito a disposizione, possano capire i problemi dei medici, degli infermieri e dei comuni pazienti? E, infatti, non li capiscono. E, infatti, hanno avallato il nuovo taglio dei posti letto. Quando si dice che la politica è al servizio dei cittadini!

Fine della descrizione dello sfascio della sanità siciliana provocato dalla politica? Un po’ di pazienza, cari lettori. Siamo appena all’inizio. Perché in questo marasma la politica ha fatto altro: ha ridotto anche il numero dei medici e degli infermieri. Del resto, non dobbiamo “risparmiare”? Non ce lo impone il governo Renzi? Non ce lo chiede l’Europa? Quindi, medici in meno e infermieri in meno. Costretti a turni massacranti.

Non è finita. La politica siciliana, dal 2010 ad oggi, oltre ad aver ridotto i posti letto, oltre ad aver ridotto il numero dei medici e degli infermieri, ha fatto altro: ha tagliato interi reparti. Riducendo i reparti, si sono ulteriormente ridotti i posti letto. Ovviamente, dietro questa riduzione di reparti e posti letto c’è un’impostura che, chissà perché, non è stata molto “gettonata” dalle cronache di questi giorni. Sapete perché, dal 2010 ad oggi, il Ministero, l’Assessorato alla Salute e la commissione Sanità dell’Ars – tutti insieme, d’amore e d’accordo – hanno ridotto reparti e posti letto in Sicilia? Perché, in alternativa, avrebbero dovuto istituire la cosiddetta sanità del territorio, ovvero i Punti territoriali di emergenza (PTE) e i Punti territoriali di assistenza (PTA). I primi dovrebbero intercettare i casi più gravi; i secondi i casi meno gravi. PTE e PTA dovrebbero addirittura lavorare fianco a fianco con i medici di famiglia, come avviene nella civile Emilia Romagna. Ma qui non siamo in Emilia: siamo in Sicilia. E, infatti, tranne rari casi, in Sicilia di PTE e PTA se ne vedono pochi, anzi pochissimi. E quei pochissimi che ci sono, spesso, sono carenti di personale e di attrezzature sanitarie.

Così, nel silenzio generale, i cittadini siciliani sono stati truffati. Ministero e Assessorato gli hanno detto: vi tagliamo reparti e posti letto, ma in cambio vi diamo la medicina del territorio. I tagli di reparti e posti letto sono arrivati, i PTE e i PTA li stiamo aspettando. Tra i cittadini truffati ci sono anche gli stessi medici del servizio pubblico. Anche loro hanno pagato le tasse per avere PTE e PTA che, in buona parte, non si sono mai materializzati.

Super truffati sono i medici di Pronto Soccorso che, se lavorano con scienza e coscienza, provando a ricoverare chi ne ha bisogno, vengono accusati di “perdere troppo tempo” (sempre per il fatto che nessuno spiega ai cittadini il perché mancano i posti letto). Mentre se mandano a casa con troppa facilità i pazienti, rischiano guai (il già citato caso del paziente morto a Trapani). Insomma, o la padella o la brace! medici_ospedale

Che fanno i politici di fronte al caos che hanno creato nella sanità? Danno la colpa ai medici! Che vorrebbe fare il ministra Lorenzin? Vorrebbe “commissariare” la sanità siciliana. Come se non fosse stato lo stesso Ministero, del quale lei è oggi a capo, a disporre, dal 2010 ad oggi, il taglio di reparti e posti letto degli ospedali siciliani. Riduzione di reparti e posti letto avallata prima dal governo regionale di Raffaele Lombardo e, adesso, dall’attuale esecutivo.

Domanda finale ai nostri lettori: secondo voi ci sarà un giorno un “giudice a Berlino” che li prenderà tutti, politici e burocrati, per sistemarli nell’unico posto dove dovrebbero stare? Per ora sono tutti fuori. Belli e sani. Tanto, quando stanno male vanno all’Ismett…

P.S. Dietro questi tagli disposti da Roma ci sono anche incredibili risvolti finanziari. In pratica, una truffa ai danni della Sicilia organizzata e gestita da Roma. Ma di questo parleremo domani. L’abbiamo già deciso: sulla sanità non daremo tregua!

di Antonella Sferrazza

Il Partito Democratico? “Al momento è una macedonia che accoglie tutto e il contrario di tutto”. Renzi? “Dovrà chiarire se è davvero contro l’austerity o se è diventato un seguace di Monti”. L’Europa? “Così come è, con una Germania che detta leggi, non ci conviene, meglio uscire”. Podemos anche in Italia? “Se si accentueranno le spinte liberiste del Pd, non è escluso che anche in Italia ci possa essere qualcosa di simile”. Giuseppe Lauricella, giurista e deputato palermitano di origini agrigentine, è una spina nel fianco per la maggioranza renziana. Lo hanno definito il “sabotatore del Pd”, ma lui non si scompone: “Io pongo questioni serie, i miei emendamenti non sono mai strumentali”. Ma, è una voce fuori dal coro anche rispetto alle  minoranze dem, alle quali non vuole essere associato: “Sono i vecchi comunisti, io sono un riformista keynesiano”.  Con lui abbiamo parlato anche di Sicilia: “Renzi dovrebbe cominciare a rottamare il partito qui”. E ancora: “Alla Sicilia serve qualcuno che faccia rispettare ed applicare il suo Statuto”. Ma cominciamo da Roma.

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Onorevole, dalle notizie che arrivano dalla Capitale, pare che lei viva con disagio la sua appartenenza al PD. E’ così?

“No, non direi. Io sono e resto del PD, ma non credo in un partito dove a prevalere è il conformismo delle idee. Io non faccio parte di nessuna minoranza, non sono iscritto a nessuna area, seguo solo il mio cervello. I miei emendamenti non sono mai stati strumentali, ma tecnici. Io pongo questioni serie. Non li ho mai presentati per creare problemi alla maggioranza, ma sempre per migliorare i contenuti delle proposte”.

Eppure, col suo emendamento sul no ai 5 Senatori a vita si è guadagnato la definizione di “sabotatore del Pd”.

“Guardi la questione era molto semplice. Vogliono un Senato territoriale, a costo zero, e poi c’infilano i Senatori a vita. Una contraddizione bella e buona.  Il mio emendamento era coerente col nuovo disegno costituzionale. D’altronde, il Parlamento ha ancora senso? Si possono migliorare le leggi o si deve accettare tutto quello che propone un relatore?”.

La partita adesso si sposta sul campo della legge elettorale e Renzi vi ha già avvisati: non tollererà voci fuori dal coro. Come la mettiamo?

“Renzi può dire quello che vuole, ma sa benissimo che le sue proposte non saranno accettate al buio. Io dico che ne dovremo parlare. Proporrò una soluzione di equilibrio tra chi vuole le liste bloccate, ovvero tutti i segretari di partito, e chi invece non le vuole. Si può ragionare  sull’ipotesi di diminuire radicalmente le circoscrizioni da 120 a 60, se non di meno. In questo modo, fatti salvi i capolista bloccati, i cittadini potrebbero davvero scegliere la gran parte dei deputati con le preferenze. Se lasciassimo le cose come stanno, ci sarebbe un problema di costituzionalità oltre che di rappresentanza democratica. Tra l’altro, l’idea dei 100 collegi nasce col Patto del Nazareno, nasce per le esigenze di Berlusconi che voleva garanzie, 100 eletti di sua scelta. Ora che il Patto non c’è più, non c’è motivo che la maggioranza del Pd continui ad adeguarsi. Una seria riflessione va poi fatta sul ballottaggio per il premio di maggioranza, che rischia di premiare quei partiti che secondo i sondaggi sono in ascesa. E non è certo il Pd. Penso alla Lega di Salvini, ad esempio, che potrebbe fare il pienone”.

Insomma, ancora un altro tema che la allontana dal PD di Renzi…

“Ripeto, si sta in un partito per portare le proprie idee. Al Jobs Act ho detto sì. Consideri anche che alle mie osservazioni non è mai stata data una risposta. Evidentemente una riflessione critica li mette in crisi”.

Va bene, ma non può certo negare che di idee nel Pd ce ne sono fin troppe e, spesso, agli antipodi.

“Sicuramente, il Partito Democratico non potrà fare a meno di avviare una fase di chiarimento al suo interno. Al momento è una macedonia che accoglie tutto e il contrario di tutto”.

Però lei non si riconosce in nessuna area delle minoranze. Perché?

“Perché le minoranze rappresentano i vecchi comunisti, ed io non mi ci ritrovo. Io sono un riformista keynesiano, non ho nulla in comune con loro. E, tra l’altro, le loro proteste, a mio avviso, sono spesso strumentali. Anche sul Jobs Act. Fa sorridere, ad esempio, vedere che tra chi si oppone alla riforma del lavoro c’è anche chi ha votato la legge Fornero e chi non ha detto nulla quando si smantellava l’articolo 18”.

Lei si definisce un keynesiano, ma Renzi non ha nulla in comune con Keynes.

“Questo rappresenterà sicuramente un tema di riflessione. Renzi, in teoria, ha detto no alle politiche dell’austerity, ma non è ancora stato consequenziale. Lo aspetto alla prova dei fatti. Tra l’altro l’ingresso dei deputati di Scelta Civica non mi tranquillizza. Questi montiani hanno cambiato idea sull’austerity o vedono in Renzi una prosecuzione delle politiche del loro ex leader?”

IMG_0703E’ opinione già alquanto diffusa che Renzi sia completamente asservito alle politiche dell’austerity. Le servono altre prove?

“Dobbiamo ancora capirlo. Come detto, c’è sicuramente bisogno di un chiarimento su temi fondamentali come questo. E’ chiaro che, da keynesiano convinto, non potrei mai accettare un Renzi “montiano”. Se così fosse, per me si porrebbe un problema molto serio”.

Le politiche dell’austerity hanno già determinato forti reazioni in Grecia con Syriza e in Spagna con Podemos. Pensa che anche in Italia accadrà qualcosa di simile?

“In Italia non credo ci sia questa capacità di coinvolgimento. Il popolo italiano è un popolo che si adegua molto facilmente, forse perché è stato sempre dominato o forse perché non siamo ancora arrivati ad un vero momento critico. Certamente, se si dovessero ampliare i margini di criticità di questa politica, se si dovessero evidenziare certe tendenze liberiste del PD, si potrebbero aprire nuovi spazi, sul modello di Podemos. D’altronde, in nuce, già esiste qualche traccia. Molto dipende anche dalla legge elettorale che verrà. E’ chiaro che, se sarà negata una vera rappresentatività alle minoranze, la spinta verso nuovi movimenti sarà forte”.

Qual è la sua idea di Europa?

“Certo non quella attuale, in cui a dettare legge è la Germania. Penso ad un modello Usa e ad una Europa federale, con una banca centrale che abbia tutti i poteri sulle politiche monetarie. Se gli Stati Uniti hanno superato la crisi, è grazie alla Federal Reserve e ai suoi interventi. Tuttavia, il fallimento del progetto della Costituzione europea ormai mi rende scettico anche sull’ipotesi federale. L’Europa, al momento, è solo un ibrido che non può funzionare, anche perché, ripeto, l’epicentro di tutto il sistema è la Germania. Se continua così, è ovvio che bisognerà chiedersi se ci conviene accettare questo stato di cose e sarà inevitabile l’uscita”.

Da Siciliano, non possiamo non chiederle un commento sulla Sicilia.

“Per quanto riguarda il mio partito, dico subito che Renzi la rottamazione dovrebbe farla in Sicilia. Quello che sta succedendo ad Agrigento la dice lunga su un partito allo sbando. Anche le manovre sul governo regionale sono assurde. Hanno voluto il rimpasto. Ma di cosa? Dei posti nei gabinetti? In generale, sono convinto che per la Sicilia non ci sarà futuro fino a quando qualcuno non proporrà un progetto serio, che punti alla valorizzazione delle risorse naturali e culturali. Fino a quando non ci sarà qualcuno che farà rispettare ed attuare lo Statuto siciliano, invece di accettare pedissequamente tutte le leggi dello Stato. Crocetta ha solo parlato di rivoluzione, ma alle parole non sono seguiti i fatti”.