Sergio Mattarella: primo Siciliano Presidente della Repubblica

Pubblicato: 31 gennaio 2015 in Politica
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Oggi il Parlamento ha scritto una nuova pagina nella storia d’Italia, eleggendo Sergio Mattarella dodicesimo Presidente della Repubblica

di Evelina Gianoli

Primo siciliano ad approdare al Colle, uomo di indiscussa onestà intellettuale ed integrità morale, Mattarella ha avuto 665 voti, solo otto sotto il quorum dei 673, sfiorando il quorum dei due terzi, necessario nelle prime tre votazioni.

Nella sua prima dichiarazione rilasciata in veste di nuovo Capo dello Stato, sono state queste le sue parole: “Il pensiero va soprattutto e anzitutto alle difficoltà e alle speranze dei nostri concittadini. E’ sufficiente questo”.

A congratularsi con Mattarella sono stati, tra gli altri, il Presidente del Senato Pietro Grasso, che gli ha detto: “Sarai un grande presidente”. Matteo Renzi su Twitter gli ha augurato un buon lavoro. Anche Papa Francesco ha inviato un telegramma a Sergio Mattarella, rivolgendogli “deferenti espressioni augurali per la sua elezione” e auspicando che “Ella possa esercitare il suo alto compito specialmente al servizio dell’unità”.

Nato a Palermo il 23 luglio del 1941, docente di Diritto parlamentare all’Università di Palermo, è stato più volte ministro, deputato per venticinque anni (dal 1983 al 2008), attualmente è giudice costituzionale. Proviene da una famiglia che si è sempre occupata di politica: il padre Bernardo, politico democristiano, fu più volte ministro tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Il fratello, invece, era Piersanti, che nel 1980 fu assassinato da Cosa Nostra mentre era presidente della Regione Siciliana, perché la mafia capì che quel presidente non si sarebbe mai piegato alle sue richieste.

Deputato dal 1983 al 2008, prima per la Democrazia Cristiana e poi per il Partito Popolare Italiano e la Margherita, e più volte ministro, dal 2011 è giudice costituzionale di nomina parlamentare. Tutti lo conosco per la legge elettorale che il politologo Giovanni Sartori ha ribattezzato «Mattarellum».

Si dimette dall’incarico di ministro della Pubblica Istruzione il 27 luglio 1990, insieme ad altri ministri della corrente di sinistra della DC, per protestare contro l’approvazione della legge Mammì di riassetto del sistema radiotelevisivo che avrebbe legittimato la posizione dominante del gruppo televisivo di Silvio Berlusconi.

Mai sfiorato dalle inchieste su Tangentopoli, Mattarella è uno dei protagonisti del rinnovamento della DC che avrebbe condotto nel gennaio 1994 alla fondazione del Partito Popolare Italiano. Nel 1995, al culmine dello scontro interno al PPI, apostrofa l’allora segretario Rocco Buttiglione, che cercava l’alleanza con la destra, «el general golpista Roquito Butillone…» e definisce «un incubo irrazionale» l’ipotesi che Forza Italia potesse essere accolta nel Partito Popolare Europeo. Nel 1996, con l’affermazione elettorale de L’Ulivo, è di nuovo deputato e viene eletto capogruppo dei popolari alla Camera. Durante il governo D’Alema I assume la carica di vicepresidente del Consiglio, mentre nei successivi Governo D’Alema II e Governo Amato II è Ministro della Difesa. Già nel 2013 il suo nome era stato proposto dall’ex segretario Pier Luigi Bersani come candidato alla presidenza della Repubblica.

commenti
  1. Danilo Mannino ha detto:

    Auguri all’Italia e al suo neo Presidente della Repubblica!

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