Più servizi assistenziali nelle campagne siciliane

Pubblicato: 16 marzo 2007 in Agricoltura, Previdenza sociale

di VINCENZO BORRUSO

Non più tardi di cinquant’ anni fa la convalescenza in campagna era d’ obbligo per molti malati. Rappresentava un luogo comune nei romanzi di appendice. E se non c’ era la campagna, per i palermitani c’ era la contrada dell’ Olivuzza, una contrada salubre e ancora poco abitata fra l’ Ottocento e il Novecento, dove si affittava una casa. Soprattutto dopo malattie come il “mal sottile”, la tubercolosi, la “clorosi” delle giovanette o la “depressione melanconica”. Oggi le convalescenze o le malattie croniche si smaltiscono in città, dove la concentrazione di servizi socio-sanitari ci rassicura sul piano tecnico, ma non su quello dell’ inquinamento atmosferico o su quello dei rumori molesti. Le concentrazioni urbane sono cresciute tanto nel nostro paese che più della metà della popolazione vive nelle grandi città.

(segue dalla prima di cronaca) In Sicilia si parla in atto dello spopolamento delle campagne, dell’ assottigliamento di province come Enna, di zone montane dove borghi e masserie vanno sparendo da un decennio all’ altro. Si può ritenere che a provocare il fenomeno non sia estranea la mancanza sul territorio di servizi socio-sanitari di cui ormai tutti i siciliani, villici o cittadini, sentono il bisogno. Non solo ospedali, ma residenze sanitarie assistite, consultori familiari, servizi specialistici e di riabilitazione, case-albergo, case famiglia per anziani, minori, disabili. Ci ha fatto impressione che gli stessi argomenti siano presenti nel Piano di sviluppo rurale per gli anni 2007-2013 che, relativamente alla Sicilia, finanzia iniziative in grado di diversificare10525690_336002679896068_5532508030237121226_n le attività delle aziende agricole e a promuovere «nuove opportunità di lavoro, anche al fine di rafforzare i rapporti di natura culturale ed economica con le componenti non agricole della società». Fra queste nuove opportunità le aziende agrituristiche, le aziende e fattorie didattiche, le aziende agricole sociali, come dice la Cia (Confederazione italiana agricoltori) siciliana. Strutture ad alto contenuto assistenziale ed educativo, aziende con una utenza formata da disabili (è noto il favore che incontra l’ ippoterapia per alcuni handicap), da bambini in età prescolare, da anziani. Il finanziamento, per quanto da rivalutare poiché finora è costituito dal 10 per cento del fondo, riguarda la ristrutturazione e il recupero di fabbricati aziendali, l’ abbattimento delle barriere architettoniche, l’ adeguamento alla normativa igienico-sanitaria e di prevenzione dei rischi, servizi igienici per disabili, acquisto di attrezzature informatiche e di trasporto degli ospiti. Previste, quindi, attività educative sia per scolaresche che per ospiti adulti; attività di educazione sanitaria e alimentare con la valorizzazione di cibi biologici attraverso laboratori del gusto. Le attività assistenziali, come scrive Angelo Forgia, responsabile regionale per le politiche sociali della Cia, si potrebbero estendere agli anziani non autosufficienti prevedendo per loro soggiorni periodici di «respite» alle famiglie, di ospitalità per degenze post-ospedaliere protette in collaborazione con le Ausl e con le organizzazione di volontariato e del terzo settore. Le aziende di agriturismo in Sicilia hanno un limite rappresentato dalla attività stagionale. L’ invito di esse a un lavoro in rete con la sanità, per quello che abbiamo letto sul Piano di sviluppo rurale, le troverà consenzienti. Una rete che includesse, anche per effetto dell’ applicazione in Sicilia della legge 328 del 2000 sulla integrazione socio-sanitaria, gli assessorati Sanità, Famiglia e Agricoltura, aumenterebbe il budget da investire in attività socio-sanitarie, renderebbe possibile che alcuni servizi sanitari ad alto contenuto sociale possano avere ulteriori luoghi e strutture dove assistere disabili, anziani, cronici per adeguati periodi dell’ anno senza un aumento delle spese di gestione, renderebbe possibile l’ erogazione di servizi sociali in atto non supportati da una adeguata rete assistenziale, contribuendo ad una valorizzazione della campagna, se non al suo ripopolamento. La Confederazione agricoltori della Sicilia si prepara alla realizzazione di tali obiettivi proponendo ai suoi pensionati la costituzione di una grande associazione no-profit i cui fini siano dare risposta ai bisogni di educazione permanente degli anziani, ai diritti della persona, anche in situazioni di disagio, alla valorizzazione di salubri e tradizionali abitudini di vita.

Repubblica — 16 marzo 2007 pagina 1 sezione: PALERMO

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